Case di comunità a Bergamo, la Cisl chiede più personale

L’APPELLO. Il sindacato chiede ad Ats e Asst un confronto permanente, dati pubblici sui servizi e un piano verificabile per garantire personale e assistenza sanitaria.

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Bergamo

La Cisl di Bergamo, insieme alla Fnp, chiede un tavolo di confronto permanente con Ats, Asst, Comuni e organizzazioni sindacali per monitorare lo sviluppo delle Case di comunità e verificarne il funzionamento. La richiesta è contenuta in un documento inviato alle aziende sanitarie provinciali, con proposte su personale, accesso ai servizi, prevenzione e integrazione sociosanitaria.

Case di comunità a Bergamo, i dati sui servizi

Secondo il censimento di Ats aggiornato al 30 maggio 2026, in provincia sono presenti 22 Case di comunità. Nell’Asst Papa Giovanni XXIII quattro strutture su cinque risultano dotate di tutti i 13 servizi previsti; nell’Asst Bergamo Ovest sono quattro su sei. Ad Albino, aperta il 29 maggio, il censimento riportava zero servizi attivi su 13.

Sul fronte della presenza medica diurna, dichiarata attiva dalle 8 alle 20, il dato risulta disponibile per quattro Case su cinque nell’Asst Papa Giovanni XXIII e per Seriate e Trescore Balneario nell’Asst Bergamo Ovest. Per le altre nove strutture di quest’ultima azienda il dato non è dichiarato.

«Il DM 77 richiede una presenza medica e infermieristica continuativa, non la sola apertura degli sportelli», sottolineano il segretario della Cisl bergamasca Angelo Murabito e quello della Fnp Mario Gatti. Il sindacato chiede di completare e rendere pubblici i dati, struttura per struttura, e alle Asst di definire un cronoprogramma verificabile per garantire personale e orari.

Prevenzione e assistenza agli anziani

Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento della prevenzione, la presa in carico dei pazienti cronici e una maggiore integrazione con i servizi sociali. La Fnp propone inoltre che Bergamo si candidi, d’intesa con la Regione, come territorio pilota per introdurre il geriatra di comunità nelle équipe delle Case hub.

La Cisl chiede anche di coinvolgere Comuni, volontariato, Terzo settore, pazienti e caregiver nella programmazione dei servizi. «Le Case della comunità sono un’occasione vera per la sanità e il sociale di questo territorio», concludono Murabito e Gatti, chiedendo che agli investimenti nelle strutture corrispondano personale, strumenti e servizi adeguati.

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