Gli Usa di Trump pensano solo ai propri interessi. E l’Occidente naviga a vista
MONDO. Il presidente americano non è affatto pentito di aver scatenato una crisi energetica globale, attaccando l’Iran senza consultarsi con gli alleati.
Lettura 2 min.Il G7 di Francia ha coinciso con l’accordo tra Usa e Iran dopo una guerra durata mesi. E nel prossimo futuro, almeno a quanto dice la Casa Bianca, si prospetta una collaborazione tra gli stessi Usa e diversi Paesi europei (in prima fila l’Italia) per liberare lo Stretto di Hormuz dalle mine e, quindi, riportarlo alla sua funzione naturale di autostrada d’acqua per i commerci internazionali. In altre parole, questo G7 si prestava a diventare un’ottima occasione per celebrare la ritrovata unità dell’Occidente intorno al Grande Fratello americano. E qualcuno ci ha pure provato: Macron ha tirato a lustro la reggia di Versailles, il cancelliere Merz ha regalato a Trump una maglietta personalizzata della Nazionale tedesca per ammiccare al Mondiale nelle Americhe, Giorgia Meloni ha sorriso al tycoon come e più di prima.
La forma, però, sostituisce la sostanza solo fino a un certo punto. Quindi si è capito benissimo che Trump non è affatto pentito di aver scatenato una crisi energetica globale, attaccando l’Iran senza consultarsi con gli alleati (alleati?) europei e asiatici, ignorando gli avvertimenti delle petromonarchie del Golfo Persico (importanti per l’economia Ue) e facendosi pure un vanto di aver venduto in giro un sacco di petrolio Made in Usa. Il tutto mentre il Pentagono pubblicava progetti sempre più definiti per ridurre il dispiegamento Usa per la Nato in Europa, in termini sia di uomini sia di mezzi.
Gli effetti indesiderati
I media, poi, hanno fatto grandi titoli sul proposito di Trump di ripristinare le sanzioni sul petrolio russo, sospese per alleviare la crisi da lui stesso provocata. Quando gli Usa attaccarono l’Iran insieme con Israele, molti si illusero che la fine degli ayatollah fosse prossima e iniziasse un periodo nero per Russia e Cina, alleate dell’Iran. Ci ritroviamo con la Cina consolidata nel ruolo di potenza capace di resistere alla bufera internazionale, e con la Russia che per qualche mese ha aumentato le entrate da export petrolifero.
Anche in questo caso nessuna mossa europea verso la Casa Bianca. Al contrario, è bastato che Trump annunciasse di voler ripristinare le sanzioni sul petrolio russo per destare entusiasmi in buona parte infondati. Trump vuole colpire il petrolio russo non tanto per aiutare l’Ucraina ma per la stessa ragione per cui ha colpito quello del Venezuela e ha cercato di colpire quello dell’Iran: fare gli interessi degli Usa, che nell’ultima convulsione mediorientale sono infatti diventati ufficialmente il primo produttore di petrolio al mondo al posto dell’Arabia Saudita.
L’Ucraina
E infatti, parlando di Ucraina, gli aiuti Usa a Kiev sono fermi dal febbraio del 2025, mentre la Casa Bianca assiste indifferente alle crescenti difficoltà europee. Zelensky chiede da tempo che gli Usa forniscano più missili antiaerei Patriot o che gli diano la licenza di produrli in Ucraina. Trump tace e pare difficile che vada a disturbare gli affari dei produttori americani di armamenti. Adesso si parla di una co-produzione Ucraina-Europa e qui possiamo solo sperare, per come vanno le cose da noi. La coalizione a guida ceca per fornire a Kiev proiettili di artiglieria si è ridotta dai 18 Paesi del 2024 ai 9 attuali. Il progetto di caccia franco-tedesco è andato a monte, come sembra destinato a fare anche quello tra la francese Dassault e il consorzio Eurobus per l’Eurodrone. Il progetto Purl, lanciato nel 2025 per comprare armi Usa e girarle all’Ucraina, a cui l’Italia non aderisce, stenta a raggiungere gli obiettivi (15 miliardi di euro entro il 2026, per ora siamo a 6). E le aziende europee della Difesa, dopo la grande sbornia, cadono in Borsa. L’Occidente oggi naviga a vista e non si fatica a notarlo.
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