Sicurezza e migranti, rimpalli di accuse

ITALIA. Dopo i fatti della Val di Susa e della morte a Bologna del quarantenne marocchino Abderrahim Fakir, è sempre più evidente che la campagna elettorale via via si giocherà in gran parte proprio sui temi della sicurezza e della lotta all’immigrazione illegale in uno scontro senza esclusione di colpi tra destra e sinistra.

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Quest’ultima in particolare si trova nella scomoda posizione di doversi difendere dall’accusa di avere se non legami, quantomeno un atteggiamento di non chiara condanna delle devastazioni provocate dagli antagonisti che ancora una volta si sono scatenati contro i cantieri della Tav Torino-Lione: i disordini sono stati provocati da una «internazionale black-bloc» che in Italia ha il suo principale riferimento proprio nel centro (ormai sgomberato dalla polizia) di Askatasuna.

Le accuse al Centrosinista

La sinistra risponde alle accuse rinfacciando alla destra di strumentalizzare i fatti accaduti per un gioco di propaganda elettorale, tuttavia la destra ha buon gioco nel rilevare che Elly Schlein ha impiegato quarantotto ore prima di decidersi a condannare gli scontri in Val Susa su cui hanno inizialmente parlato con dichiarazioni di routine solo esponenti non di primo piano del partito. Un ex senatore del Pd, Esposito, che si è sempre battuto a favore dell’opera (come buona parte del partito torinese e piemontese) a sua volta ha denunciato la compiacenza di certi settori della borghesia cittadina che considera gli antagonisti «come dei partigiani».

Giorgia Meloni si è recata sul posto per constatare le conseguenze della battaglia, ha parlato di «violenza organizzata e premeditata» e ha ribadito che lo Stato sarà sempre a fianco degli agenti. La Lega poi ha rilanciato la proposta dei sindacati di polizia che chiedono l’istituzione del reato di «terrorismo di piazza» che renderebbe più facile l’opera della polizia e dei magistrati. Una proposta che però suscita la reazione negativa del M5S, anche esso sotto accusa da parte della destra che ricorda come proprio il movimento No-Tav in Piemonte (analogamente al No-Tap in Puglia e al No-Expo in Lombardia) è stato una culla incubatrice dei primi passi dei seguaci di Grillo che non a caso più volte si recò in valle ad appoggiare la protesta contro la strada ferrata ad alta velocità e capacità.

Le accuse al Centrodestra

Se la destra condanna quella che definisce la reticenza della sinistra sulla Tav, allo stesso tempo c’è un rimpallo di accuse sulla vicenda del marocchino morto a Bologna mentre era in corso un’azione di contenimento da parte di due poliziotti chiamati dagli abitanti del quartiere Pilastro allarmati dalle escandescenze dell’uomo che appariva fuori controllo. La sinistra afferma che è stata fallimentare la gestione dell’ordine pubblico da parte della questura e del ministero dell’Interno durante e dopo la morte del marocchino - quando cioè si è scatenata la piazza dell’antagonismo bolognese. Viceversa la destra mette sotto accusa il sindaco di Bologna Lepore per aver convocato una manifestazione chiedendo «verità e giustizia per Fakir» quando non era ancora chiara la dinamica dell’accaduto, con il risultato di aprire il campo ai tumulti.

In tutto ciò, è al calor bianco la polemica diretta tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein sul caso Ranucci. La segretaria del Pd ad una assemblea del Pse qualche tempo fa aveva detto, riferendosi all’attentato ai danni del conduttore di Report, che «quando al governo c’è l’estrema destra è in pericolo la libertà di espressione». Ora che si è chiarito che il governo con l’attentato non c’entra nulla, dice Meloni, Schlein farebbe bene a chiedere scusa. Ma la leader democratica sostiene di non aver mai fatto un collegamento tra la destra e i mandanti dell’attentato.

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