Usa-Italia, politica e business in gioco

MONDO. Giorgia Meloni è fermamente decisa a non rovinare ulteriormente, almeno da parte sua, il rapporto con Donald Trump, e per questo il suo orientamento è non rispondere ad ulteriori (e sempre possibili) nuovi attacchi del tycoon, nemico dei suoi alleati e «condiscendente» con i suoi nemici, per usare le parole della premier.

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Il punto è, lo dicono tutti a partire dal ministro della Difesa Crosetto, che Trump passa ma gli Stati Uniti restano. E dunque i nostri rapporti con la democrazia più importante del mondo non possono essere danneggiati dallo scontro con un presidente che ogni giorno riesce a fare sui social anche dieci esternazioni spesso incomprensibili e autodistruttive (come le ultime sui negoziati in corso con gli iraniani). C’è da considerare che nell’interscambio europeo con gli Usa, l’Italia è al quarto posto, che sarebbe il secondo dopo la Germania (con 106 miliardi di export) se solo si togliessero dalla lista l’Irlanda e l’Olanda presenti per la loro sleale politica di dumping fiscale.

E poi ci sono gli ultradecennali rapporti di amicizia e di alleanza militare, senza dimenticare che in Italia sono stanziati 13mila militari statunitensi e si trovano svariati depositi nucleari. Crosetto qualche giorno fa è volato a Washington per un incontro con il suo omologo Hegseth dal quale ha raccolto molti apprezzamenti ma anche altrettante domande, fattesi più puntute, sul perché l’Italia non partecipi al programma di acquisiti di armi americane da destinare all’Ucraina. Tutti temi che torneranno nel vertice Nato di luglio ad Ankara in cui Meloni si presenterà con il suo aumento al 2,8% delle spese per la difesa: se Trump andrà, sarà l’occasione per vedere come i due si comporteranno, e c’è da giurare che gli occhi e le telecamere saranno puntati sui possibili, anche se fuggevoli, contatti. Nel frattempo la premier incontrerà i partner europei domani a Berlino per il formato E5 e poi avrà un bilaterale in Costa Azzurra con Macron: raccoglierà solidarietà, non c’è dubbio ma con qualche interrogativo. Per esempio: è vero che la crisi con Donald la spinge a rafforzare la sua posizione europea, ma proprio la rottura di un qualche particolare legame con l’inquilino della Casa Bianca rendeva le sue mosse molto attenzionate dagli europei. Questo rapporto difficilmente si ricreerà, e dunque il «peso» di Giorgia tra i suoi colleghi del Consiglio europeo potrebbe affievolirsi. Anche perché non c’è più un Orban da condurre a ragionevolezza, missione che Ursula von der Leyen le ha più volte affidato per affrontare i ricatti dell’ex capo del governo ungherese.

In ogni caso, tutto obbliga ad un ristabilimento di rapporti internazionali volti alla normalità, dunque bocca chiusa e business as usual: il 4 luglio i ministri andranno come di consueto al ricevimento che, in occasione della Festa per l’Indipendenza degli Stati Uniti, viene dato ogni anno dall’ambasciatore Usa nella residenza di Villa Taverna a Roma. Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida poi ha confermato la sua presenza ad una importante fiera alimentare americana in cui l’«italian food» fa la parte del leone.

E Tajani, che pure aveva annullato il suo bilaterale con il segretario di Stato Rubio a Miami, andrà a Villa Taverna sia pure «a testa alta», come ha spiegato. Un atteggiamento dignitoso che finora ha giovato, dicono i sondaggi, a Giorgia Meloni che non a caso si è affrettata a partecipare al raduno degli alpini in Friuli dove ha fatto il pieno di applausi. Lo stesso consenso in questi giorni riceverebbe Trump ad una assemblea degli elettori italo-americani.

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