Voto di scambio a Genova, a processo anche i fratelli Testa di Boltiere

L’INDAGINE. Rinviati a giudizio i due gemelli di Boltiere, esponenti di Forza Italia, con l’accusa di voto di scambio con l’aggravante mafiosa. «Accuse infondate».

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Sono stati rinviati a giudizio i gemelli Arturo Angelo e Italo Maurizio Testa di Boltiere nell’ambito dell’inchiesta sui presunti voti di scambio a Genova. Andranno a processo anche Matteo Cozzani, l’ex capo di gabinetto di Giovanni Toti, e l’ex sindacalista della Cgil Venanzio Maurici: per i quattro l’accusa è di voto di scambio con l’aggravante mafiosa. Lo ha deciso venerdì 5 giugno il giudice per l’udienza preliminare Giorgio Morando che ha mandato a processo anche altre 11 persone, a cui non è contestata l’aggravante.

La vicenda riguarda i presunti pacchetti di voti arrivati dalla comunità riesina ad alcuni candidati della lista Toti alle elezioni regionali del 2020. L’inchiesta è una costola della maxi indagine sulla corruzione che nel maggio 2024 ha portato all’arresto e poi alle dimissioni dell’allora presidente della Regione Liguria Toti. Nell’udienza di venerdì in sei hanno chiesto la messa alla prova e l’udienza è stata rinviata a novembre. Stralciata la posizione dell’ex segretario generale dei porti di Genova e Savona Paolo Piacenza, accusato di omessa denuncia per l’occupazione abusiva di alcune aree portuali da parte dell’imprenditore Aldo Spinelli. Il giudice ha rinviato gli atti ai pm che dovranno disporre una citazione diretta a giudizio. Il processo davanti al tribunale collegiale comincerà il 16 settembre.

I fratelli Testa si sono sempre dichiarati innocenti di fronte alle accuse di aver favorito, in cambio di voti per «Cambiamo!» – la creatura politica di Toti – il clan mafioso dei Cammarata di Riesi, la città siciliana di cui sono originari. «Non è inconsueto che si ritenga opportuno, per vicende complesse come questa, l’approfondimento del giudizio ordinario, nel pieno contraddittorio delle parti – commenta Maurizio Mascia di Genova, l’avvocato che difende Italo Maurizio Testa –. Peraltro pare proprio che il pm abbia mantenuto la contestazione dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa più per tattica processuale che per intima convinzione della sua fondatezza. Se tale circostanza fosse decaduta sarebbero state accolte più richieste di riti alternativi, tra quelle presentate in udienza. Abbiamo comunque formalizzato un’istanza di messa alla prova che riproporremo in dibattimento e, se necessario, nei gradi successivi».

«Purtroppo il gup, nonostante la evidente e totale assenza di elementi a carico del Testa, in ordine alle condotte contestate, ha disposto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati che non hanno fatto riti alternativi, in adesione con le richieste della Procura – dichiara Stefano Vivi, che con la collega di studio Nadia Colombo difende Arturo Testa – . Siamo comunque certi che l’estraneità del nostro cliente rispetto ai fatti ipotizzati emergerà in modo chiaro nel corso dell’istruttoria dibattimentale. Abbiamo esaminato tutti gli atti di indagine, migliaia di pagine, ore di intercettazioni e oggettivamente non emerge alcuno specifico elemento che possa far ritenere fondata l’ipotesi accusatoria».

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