Carini e la rete degli scout coraggiosi contro il regime

L’APPUNTAMENTO. Per Libri per sognare l’11 febbraio dialogo degli studenti con l’autrice.

Chi è «Oscar»? È da questo interrogativo, dal cuore misterioso del romanzo, che prende avvio il nuovo appuntamento di «Libri per Sognare», il contest promosso dal Gruppo Librai e Cartolibrai di Confcommercio Bergamo. Protagonista dell’incontro online è Stefania Carini, scrittrice e giornalista, che dialogherà con le scolaresche l’11 febbraio alle 9, con repliche il 4 marzo e l’8 aprile. Sotto i riflettori, appunto, «Il coraggio di Oscar», edito da Mondadori e vincitore del Premio Letterario Nazionale Giovanni Arpino: un romanzo che intreccia finzione e storia, e accompagna i lettori più giovani alla scoperta di una pagina meno conosciuta della Resistenza italiana.

La vicenda prende avvio da una gita scolastica. Valentino, in visita a un museo con la classe, incontra la signora Elena, un’anziana donna che apre uno spiraglio sul proprio passato. Da bambina, durante la guerra, si salvò grazie a Oscar. Ma chi è Oscar?

La storia

Le pagine di Carini affondano le radici nella storia delle Aquile Randagie, un gruppo scout realmente esistito che, dagli anni Venti, scelse di opporsi ai divieti del regime fascista. Nell’aprile 1928 alcuni scout guidati da Giulio Cesare Uccellini si riunirono nella cripta della chiesa di San Sepolcro, a Milano, e decisero di continuare clandestinamente la loro attività. Uccellini e Andrea Ghetti divennero i principali riferimenti del gruppo, che arrivò a coinvolgere circa 150 persone. Dopo l’8 settembre 1943 Ghetti, divenuto sacerdote, fondò insieme a don Aurelio Giussani e a don Giovanni Barbareschi l’Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati. È questo il famoso «Oscar» del titolo: non il nome di una persona, bensì di una rete di soccorso per ebrei, soldati italiani che si rifiutavano di combattere per Mussolini, militari alleati, ricercati politici e oppositori del regime, e li aiutava a fuggire all’estero, superando il confine con la Svizzera. L’Oscar portò in salvo 2.166 persone. L’idea di scrivere un libro per ragazzi su questo tema nasce quasi per caso. Ricorda Carini: «Stavo scrivendo un altro libro, “Le ragazze di Mister Jo”. Durante il periodo fascista alle donne era stato vietato di giocare a calcio. Approfondendo, mi sono imbattuta nella storia delle Aquile Randagie che mi ha subito colpita: è una vicenda che parla di ragazzi che, fin da giovanissimi, si ribellarono a un’imposizione dall’alto e continuarono a incontrarsi nonostante i divieti». Una storia conosciuta all’interno del mondo scout, ma meno al di fuori di quell’ambito. «Forse perché raccontiamo sempre quegli anni nello stesso modo», osserva l’autrice. Per avvicinarsi ai giovani lettori, Carini ha scelto una struttura narrativa capace di dialogare con loro: «Per portare i ragazzi di oggi dentro quella storia ho creato una cornice inventata, con dei protagonisti del giorno d’oggi, pur mantenendo uno sfondo rigorosamente storico e reale. E per fare leva sulla loro curiosità ho scelto il mistero, il gioco, l’avventura: tutto parte infatti dal capire chi sia Oscar», spiega. Nel romanzo emergono con forza il valore del gruppo, della collaborazione e della memoria. La testimonianza della signora Elena diventa il simbolo di una memoria che chiede di essere ascoltata e trasmessa. Una memoria spesso frammentaria e dolorosa, difficile da condividere, se non addirittura taciuta, perché dopo la guerra molti non vollero o non riuscirono a raccontarla. Eppure, continuare a parlarne resta fondamentale.

«Il mio libro nasce dall’esigenza di fare memoria, attraverso la letteratura, di una scelta collettiva di libertà. C’è ancora molto da narrare, e farlo significa recuperare una parte importante del nostro passato

Conclude Carini: «Il mio libro nasce dall’esigenza di fare memoria, attraverso la letteratura, di una scelta collettiva di libertà. C’è ancora molto da narrare, e farlo significa recuperare una parte importante del nostro passato. Ma soprattutto, significa consegnarlo alle nuove generazioni: perché la memoria non viva solo nei libri, ma continui a camminare tra chi verrà dopo di noi».

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