Crimini e misteri per lettori con il pollice verde

TENDENZE. Gialli botanici, insoliti e insospettabili. Commedie corali e bozzarre o dalla vena crime.

Prendersi cura di un giardino può sembrare un’attività tranquilla e gratificante, ma anche questo regno di delicatezza e bellezza può nascondere segreti e veleni. Sfrutta questa ambientazione un micro-genere rigoglioso: il giallo botanico, dove tra aiuole e serre fioriscono non solo rose, ma anche delitti. «L’erba cattiva non muore mai» (Piemme) di Marnie Riches è un «cosy crime» coinvolgente e divertente. Gill Swanley, cinquantenne in menopausa, manager assicurativa svogliata, entra nell’Associazione Giardinieri Cazzuola d’Oro di Bromley, capitanata dal bizzarro Mike «Potato» Berisford, re autoproclamato dell’orticoltura.

La Riches costruisce una commedia corale con personaggi bizzarri e irresistibili e li intreccia in un groviglio di rivalità floreali, in mezzo alle quali spunta un omicidio. La scrittura è britannica nel midollo: ironica, tagliente, leggera.

Segue una traccia più oscura e lirica «La botanica degli amori perduti» (Mondadori) di Claire Elder. Merel, botanica ferita, si rifugia in una casa abbandonata sul mare: di giorno ristruttura la proprietà, di sera scrive lettere mai spedite all’amore perduto. Il giardino selvatico diventa specchio dell’anima — bello, accogliente e al tempo stesso violento — in un romanzo dalla scrittura vivida, capace di trasformare la natura in una presenza ambigua e pericolosa.

Più freddo e aforistico il registro di «Giardini, veleni e cadaveri» (Emons) dell’austriaca Klaudia Blasl: nel sonnolento villaggio di Oberdistelbrunn, polli morti stecchiti, un infarto anomalo e un parroco sparito spingono la pensionata Paula — appassionata di botanica — a trascinare la vicina Berta in un’indagine fai-da-te, fra orti e piante velenose.

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