Il riordino degli spazi di casa per ritrovare il benessere

TENDENZE. Case e armadi affollati finiscono per condizionare anche i pensieri: non si può quindi rimandare troppo l’esigenza di mettere ordine e «lasciar andare».

Nel Giappone di Hideko Yamashita, questo gesto ha un nome: Danshari. Nel manuale «Danshari, meno cose più fortuna» (Giunti), la concretezza quotidiana del riordino si modella sui principi del minimalismo.

Pavimenti, armadi e scaffali possono diventare luoghi dove si gioca una battaglia con se stessi, per migliorare la propria condizione personale: togliendo il superfluo, dice l’autrice, si liberano nuove energie e si producono effetti di benessere e serenità.

Lo stile di Yamashita è pacato e luminoso, pieno di esempi, «liste» per organizzare il «decluttering» e immagini che trasformano l’ordine domestico in un rituale dell’anima, atto estetico e spirituale insieme.

La maestra del genere è Marie Kondo che torna in libreria con il manuale «Kondo Planner» (Vallardi), un diario-agenda che stimola a «riordinare una pagina alla volta». Distilla qui l’essenza del metodo KonMari in forma di pratica quotidiana, sollecitando a scrivere, annotare, riflettere. Ogni lista e tabella diventa un rito di consapevolezza, perché mettere ordine significa anche ripensare il proprio rapporto con gli oggetti e i pensieri che li abitano.

Offre una dimensione ancora più introspettiva «L’arte di mettere in ordine la vita» (Mondadori) di Irina Potinga, che intreccia neuroscienze e spiritualità in un percorso delicato e concreto. Il suo linguaggio è semplice, caldo, e contiene inviti alla trasformazione interiore: fare spazio fuori per ritrovarsi dentro, un cammino in cui ogni cassetto svuotato è un passo verso una vita più semplice e serena. Così il riordino può diventare gesto di ripensamento e rinascita.

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