Riconoscere la fragilità per parlare al bambino che è in noi
TENDENZE. In un’epoca che esalta il consenso, la performance e l’apparenza, tornare a guardarsi dentro è un atto rivoluzionario.
Lo ricorda con voce limpida e ferma la psicologa Marta Segrelles nel suo «Abbraccio la bambina che è in me» (Giunti, traduzione di Silvia Rogai). Bestseller in Spagna, il libro invita a riconoscere e amare la propria parte più fragile – quella «bambina interiore» che spesso resta ferita da piccole ma persistenti mancanze di ascolto e tenerezza. Con un linguaggio chiaro e accogliente, Segrelles accompagna il lettore in un percorso di consapevolezza per imparare a riconoscere i bisogni disattesi, a nominare il dolore, a trasformarlo in forza. Non c’è solo teoria nelle pagine di questo saggio, ma un invito concreto a diventare adulti capaci di proteggere e nutrire quella parte dimenticata di sé.
«Le stelle non sono mai sole»
Sul medesimo sentiero si muove Ameya Gabriella Canovi ne «Le stelle non sono mai sole» (Vallardi), manuale dedicato in particolare all’arte dell’incontro. Le relazioni, scrive l’autrice - psicologa ed esperta nello studio delle relazioni familiari e della dipendenza affettiva - sono specchi in cui riconoscere la nostra essenza: come stelle che brillano solo insieme, senza fondersi né perdersi. La sua scrittura, calda e riflessiva, intreccia psicologia e poesia per raccontare la vulnerabilità come sorgente di legami e connessioni autentiche.
« L’aurora delle cose invisibili »
Infine, Martina Massai con «L’aurora delle cose invisibili» (Sperling & Kupfer), a partire dalla sua storia personale, dà voce al viaggio interiore di chi cerca se stesso tra silenzi, esplorazioni e ritorni difficili. La sua prosa, lieve e luminosa, suggerisce che la rinascita sia (anche) un movimento interiore: accettare il buio come promessa di luce.
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