Yamamoto, ammiraglio brillante ma critico sulla «guerra totale»

LA RECENSIONE. Lo storico militare Cimmino ha dedicato un libro alla vita dello stratega giapponese. L’8 gennaio la presentazione.

«Ancora oggi, la figura di questo ammiraglio, tanto influente e geniale da aver originato un’autentica caccia all’uomo, è poco conosciuta e poco apprezzata, nel mondo occidentale, al di fuori di una ristretta cerchia di studiosi specialistici». Per ovviare a questa lacuna, anche un po’ di parte, lo storico militare bergamasco Marco Cimmino ha dedicato il suo ultimo libro all’ammiraglio giapponese Isoroku Yamamoto, «uno dei più brillanti strateghi del XX secolo»: «Yamamoto. Un samurai innamorato della pace», appena pubblicato, on line, da l’Universale (disponibile su Amazon). Cimmino presenterà il saggio l’8 gennaio, alle 21, alla Domus Orobica, via Coghetti 28. Introdurrà Dario Macconi.

«Alle 9 e 34 minuti del 18 aprile 1943», ricorda lo studioso, «nel cielo dell’isola di Bougainville, uno squadrone di 16 caccia pesanti P38G statunitensi attaccò ed abbattè due bombardieri giapponesi G4M1 “Betty”. Quello che, apparentemente, potrebbe sembrare un normale episodio della guerra aeronavale nel Pacifico, fu, in realtà, una delle più importanti vittorie americane contro i Giapponesi: un attacco pianificato con estrema precisione, frutto di un paziente lavoro di preparazione». Perché su uno dei due “Betty” precipitati in fiamme nella foresta tropicale viaggiava, appunto, l’ammiraglio Yamamoto, «l’anima e la mente della Flotta Combinata giapponese». La sua morte rappresentò «un formidabile successo ed eliminò il più pericoloso avversario degli Usa sul fronte del Pacifico». Il nome di Yamamoto è indissolubilmente legato all’attacco di Pearl Harbor, «ma, in realtà, la storia personale e militare di questo straordinario personaggio è molto più complessa e, per certi versi, contraddittoria. Fu un accanito sostenitore della guerra aeronavale, in netto contrasto con la potentissima “cricca delle corazzate”, che, tra le due guerre, dominava il mondo militare ed industriale del Sol Levante e, soprattutto, si mostrò sempre piuttosto scettico circa le possibilità imperialiste del Giappone e l’opzione militare per praticarle». Contrario alla guerra sino-giapponese, ancor più «si oppose a quella contro gli Stati Uniti», di cui conosceva «per esperienza diretta», essendo stato, tra l’altro, nel ’25 addetto navale presso l’ambasciata nipponica in Usa, «l’enorme potenziale bellico». Insomma, egli fu «tutt’altro che quell’affilato strumento nelle mani della dittatura nipponica che certa storiografia volle tramandare e che alcuni film hanno sottolineato». Fu, piuttosto, «una voce libera, lucida e critica, tanto da avere moltissimi detrattori tra i vertici militari e politici giapponesi».

Nel dicembre del 1941 «cercò di ottenere una vittoria istantanea e definitiva, perché sapeva che, se la guerra si fosse protratta oltre qualche mese, le fortune militari del Mikado avrebbero potuto solo, fatalmente, declinare». Soltanto il caso volle che, quel 7 dicembre fatidico, nella rada di Pearl Harbor «non vi fossero le portaerei, ma solo le navi da battaglia: questo, probabilmente, decise la guerra nel Pacifico. Se la Hornet, l’Enterprise, la Lexington, la Yorktown e la Saratoga fossero state colpite, la costa occidentale degli Stati Uniti sarebbe stata praticamente indifesa». Tramontata quell’occasione, Yamamoto «sapeva che il suo Paese, prima o poi, avrebbe dovuto soccombere allo strapotere avversario. Combattè al suo meglio, con quello che aveva a disposizione, e garantì al Giappone mesi e mesi di operazioni brillanti». La morte gli impedì di assistere al tramonto definitivo del suo mondo: «leggenda vuole che i soccorritori lo trovarono ancora legato al suo sedile, con tra le mani la sua katana. Il simbolo del suo essere samurai, nonostante tutto».

Nato a Bergamo, nel 1960, Cimmino è membro della Società Italiana di Storia Militare nonché di numerosi comitati scientifici, tra cui quello del festival internazionale «èStoria» di Gorizia. Coi suoi libri sulla prima guerra mondiale, è stato due volte finalista del premio «Acqui Storia» e una volta vincitore del premio «Alpini sempre». Cura, su YouTube, una serie dedicata alle battaglie della Grande Guerra, con centinaia di migliaia di visualizzazioni. Tra le sue più recenti pubblicazioni, «Questioni storiografiche» e «Rommel, ist kein Gott», entrambi pubblicati nel 2025 per l’editrice l’Universale.

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