Bimbo escluso dal prescuola a Treviglio. «Non è accettabile, discriminante»
IL CASO. Niente servizio perché potrebbe aver bisogno di farmaco salvavita. Tura all’attacco, il sindaco Imeri: «Valutiamo».
Niente servizio di pre e post scuola per un bimbo di tre anni affetto da una patologia che richiede, in caso di emergenza, un farmaco salvavita. Lo ha deciso Ygea Srl, la società controllata dal Comune di Treviglio, che ha respinto l’iscrizione del minore dichiarando di non poter garantire «un’adeguata assistenza medico-sanitaria». Il caso è sollevato dalla capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Matilde Tura, che ha presentato un’interpellanza in merito.
Al centro della contesa una comunicazione firmata dall’Amministratrice unica di Ygea, Sara Travi, in cui si specifica che il personale educativo non è autorizzato a somministrare un determinato farmaco, in particolare in ragione della modalità di somministrazione che non è la consueta via orale. La reazione di Tura, medico oltre che consigliera, è di incredulità: «Non ci volevo credere. Da mamma, da medico, ho sentito una fitta potente stringermi la gola».
L’interpellanza e la risposta del sindaco
L’interpellanza presentata da Tura afferma che la motivazione di Ygea contrasta con il Protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e l’Ufficio Scolastico Regionale che include specificamente la patologia del bimbo tra quelle gestibili a scuola. Tra le patologie del protocollo, Tura cita asma, grave allergia, diabete di tipo 1, epilessia. «È giusto, è accettabile – attacca – che un bambino di 3 anni venga escluso dal post scuola, fondamentale per molte famiglie, perché ha una patologia, e la società partecipata del Comune che gestisce il servizio non si assume la responsabilità di somministrare un farmaco salvavita in caso di emergenza?».
L’interpellanza chiede al sindaco Juri Imeri se ritenga «accettabile, etico e coerente» l’operato della società partecipata e quali misure intenda adottare per rettificare questa scelta. Il Protocollo regionale, infatti, suggerisce che in caso di criticità organizzative si debbano coinvolgere le Asst e gli enti locali, piuttosto che optare per l’esclusione dell’utente. «Davvero si può accettare che un servizio, peraltro gestito da una società del Comune e pensato per sostenere le famiglie, diventi uno strumento di discriminazione ed esclusione?» incalza Tura, chiedendo che vengano attivati percorsi formativi conformi alle direttive regionali. Perché, conclude, «qui la soluzione scelta è stata la più comoda. E la più ingiusta».
La situazione, risponde il sindaco Juri Imeri, «vede in campo diversi fattori, tutti oggetto di attenta valutazione nell’interesse di ogni soggetto coinvolto. Se la consigliera Tura vuole andare sui giornali è libera di farlo; noi di certo non la seguiamo». Nel merito, conclude, «risponderemo nei modi e nei tempi previsti alla interrogazione scritta che ha formulato».
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