Il dolore del papà di Darek: «Mi sono imbattuto nell’incidente». Oggi i funerali

IL RACCONTO. II papà di Darek: «Ero in coda e un pedone mi ha detto: è una Mercedes». Il fratellino si salverà, per la mamma 3 o 4 mesi di coma. Sabato l’ultimo saluto al bambino.

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Caravaggio

«La mamma è in coma e resta grave. Il piccolo si salverà: ha avuto un intervento importante all’aorta ed è stabile. Oggi (venerdì 18 settembre per chi legge, ndr) l’avrebbero dovuto operare al braccio, ma hanno optato per il gesso per evitargli un’ulteriore anestesia. Ma si rimetterà: sono i giorni più delicati e lo tengono addormentato, ma mi hanno detto che di qui a dodici giorni, se il quadro resterà stabile, ce la farà». Si aggrappa a questa speranza Benjamin Szczesny mentre accarezza sulla testa, uno a uno, i tanti bambini che entrano ed escono in lacrime dalla camera ardente al cimitero di Caravaggio dove il suo figlio primogenito Darek, nove anni, è dolcemente composto, quasi fosse addormentato, nella bara bianca, con indosso un vestitino elegante e circondato da due orsetti di peluches e tante rose bianche.

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«Grazie, grazie», continua a ripetere papà Benjamin a tutti quelli che gli si avvicinano per abbracciarlo. Da mercoledì sera, quando la Mercedes Cla guidata dalla sua ex moglie Federica Casa è uscita di strada sulla provinciale tra Caravaggio e Masano, è rimasto ininterrottamente al Papa Giovanni XXIII, tanto da indossare ancora un camicione blu della terapia intensiva.
«La mamma resterà in coma forse per tre o quattro mesi: la sua situazione è più grave»,
spiega. E ha parole di apprezzamento per il reparto dove l’ex moglie e il figlio di 6 anni sono ricoverati: «È un’ottima struttura, sono tutti molto bravi».

La dinamica dell’incidente

Già avevo un brutto presentimento, poi al telefono Federica non mi rispondeva e sono tornato sulla provinciale. Ma ho trovato la coda anche da quella parte, così ho chiesto a un pedone: è una Mercedes?

Il pensiero torna poi a mercoledì sera: quando, poco dopo le 18, lo stesso papà è incappato nell’incidente costato la vita a Darek. Si stava infatti recando a Masano e, per combinazione, ha imboccato la provinciale 130 pochi minuti dopo l’incidente. «Stavo arrivando a Masano percorrendo la provinciale, ma c’erano delle macchine ferme – ricorda in lacrime –. Inizialmente ho pensato a un trattore che magari stava rallentando il traffico. Poi un uomo a piedi mi ha detto che c’era stato un incidente più avanti. Così sono tornato indietro e ho fatto l’altra strada, passando per Vidalengo ed entrando a Masano dall’altra parte per evitare la provinciale bloccata. Ma, arrivato a casa dei bambini e della loro mamma, ho visto che non c’era la loro macchina e così ho iniziato a preoccuparmi. Già avevo un brutto presentimento, poi al telefono Federica non mi rispondeva e sono tornato sulla provinciale. Ma ho trovato la coda anche da quella parte, così ho chiesto a un pedone: è una Mercedes? E lui mi ha risposto di sì. “Sono loro”, ho pensato. Sono corso verso l’incidente e ho trovato il piccolo in braccio a un’infermiera, mentre un altro paramedico mi ha dato la notizia che Darek non c’era più». Federica e i bambini li aveva sentiti poco prima: «Sarei dovuto essere alle 17 a casa loro, ma io lavoro a Peschiera e arrivavo da lì. Avrei dovuto prendere i bambini per farli stare qualche giorno con me e dormire da me e li avrei portati a scuola il giorno dopo. Stavano tornado a casa dopo essere stati prima a Treviglio, poi erano tornati a casa, ma erano tornati ancora a Caravaggio per consegnare delle chiavi».

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«Sono corso verso l’incidente e ho trovato il piccolo in braccio a un’infermiera, mentre un altro paramedico mi ha dato la notizia che Darek non c’era più»

Sabato i funerali

Sabato 19 settembre sarà infatti il giorno dell’ultimo saluto a Darek: i funerali saranno celebrati alle 10.45 nella parrocchiale di Masano.

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