Lupini Targhe, due condanne e risarcimento da 18 milioni

IL CASO. Bancarotta, l’accusa: risorse dirottate in Messico. Assolti in due. Il gip dispose sequestri per 21 milioni: sigilli a minima parte, ma va restituita.

Pognano

Diciotto milioni di euro come risarcimento provvisionale (da versare subito, a meno di ricorsi contro la sentenza, che a questo punto si annunciano probabilissimi) riconosciuto al fallimento, parte civile con l’avvocato Mauro Angarano. Vale a dire l’intera somma che, per l’accusa, sarebbe stata distratta da conti della Lupini Targhe spa di Pognano, ex leader mondiale nella produzione di marchi, emblemi ed elementi decorativi in alluminio per auto che nel portafoglio aveva clienti come Bmw, Jaguar, Audi, Volkswagen, Ford. È quanto ha stabilito il tribunale al termine del processo di primo grado per bancarotta fraudolenta nei confronti di quattro imputati, conclusosi ieri con due condanne e due assoluzioni, a 12 anni dai fatti contestati e dopo un tragitto reso tortuoso da sospensioni Covid, difficoltà nel rintraccio di testimoni e cambi all’interno del collegio giudicante.

Per ampliare il mercato e avere costi più sostenibili evitando i dazi Usa, Lupini Targhe nel 2004 aprì in Messico un polo produttivo amministrato dalla Lupini Targhe Sa, società di diritto messicano. Secondo le contestazioni, l’azienda sarebbe stata svuotata attraverso il ramo messicano, dirottando su di esso i ricavi dopo averlo ceduto a una società messicana, OTT Sa, dietro cui, è il sospetto, ci sarebbero state figure riconducibili alla famiglia Lupini e al suo entourage. Per l’accusa, le quote della società italiana sarebbero state onorate solo in parte: 4 milioni, anziché i 16 di reale valore. Inoltre, è l’altra contestazione, i crediti vantati dalla Lupini Targhe (9 milioni) sarebbero stati abbattuti con note contabili fittizie.

A cinque anni e mezzo è stato condannato Luigi Grisa, 66 anni, ritenuto tra le altre cose l’amministratore di fatto della Lupini Targhe spa e vice presidente del Cda di OTT Sa; il pm Carmen Santoro a dicembre per lui aveva chiesto 4 anni . Quattro anni è la pena che ha rimediato Vanessa Zaniboni, 55enne nipote del fondatore (il nonno Achille Lupini) e amministratrice unica della Lupini Targhe spa dal 25.2.10 alla data del fallimento, per la quale l’accusa aveva invocato 3 anni e 8 mesi. I due, difesi dall’avvocato Tomaso Cortesi che aveva chiesto l’assoluzione per entrambi, sono stati assolti per alcune note di addebito (1,548 milioni) e fatture di addebito (883mila euro), ma condannati per altre 31 note di addebito ritenute false (4,598 milioni), oltre che per la cessione delle quote pagate solo in parte dalla OTT Messico.

Assolti da tutte le contestazioni a loro carico, invece, Patrizia Benedetti, 61enne amministratrice unica di OTT Italy Srl e legale rappresentante di OTT Sa (3 anni e 4 mesi la richiesta del pm); e Marco Cremaschi, 62 anni, consulente amministrativo di Lupini Targhe spa e indicato come membro del Cda di OTT Sa, per il quale anche l’accusa aveva chiesto l’assoluzione ritenendolo «mero esecutore delle direttive». È nei confronti di quest’ultimo che era stato eseguita parte (minima parte: una quota di immobile e i conti con i risparmi del suo lavoro) del sequestro conservativo disposto dal gip il 7 gennaio 2019 (e confermato da Riesame e Cassazione) per 21 milioni e 305mila euro, dal momento che gli altri imputati sono risultati privi di beni mobili e immobili sequestrabili. Una volta passata in giudicato la sentenza di assoluzione, per Cremaschi scatterà il dissequestro di conti e beni, ha disposto il tribunale.

Nell’udienza, prima che i giudici si ritirassero per la sentenza, gli avvocati Marialaura Andreucci e Alessandro Zonca per Cremaschi avevano invocato l’assoluzione, ritenendo lacunosi sia l’indagine che gli accertamenti del curatore fallimentare. «Il nostro assistito – hanno argomento i legali – era un consulente esterno, incaricato del controllo della gestione interna, il che non vuol dire che potesse entrare nel merito delle operazioni e delle scelte strategiche».

L’avvocato Mauro Moretti chiedendone l’assoluzione, ha sottolineato che Benedetti «non ha mai avuto incarichi né partecipazioni nella gestione economica e societaria della Lupini Targhe». Il legale ha citato anche la mancanza di parte della documentazione contabile perché, «l’As400 (un software gestionale, ndr) è stato spento nel passaggio da un soggetto all’altro».
«Sono soddisfatto per l’assoluzione – ha commentato Cremaschi, unico imputato presente ieri –. Certo, attendere 12 anni per essere giudicato, con tutto quello che implica un’accusa del genere, mi ha creato grossi problemi dal punto di vista professionale. Molti mi hanno voltato le spalle e così ho capito chi sono le persone che mi hanno realmente a cuore».

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