Omicidio a Treviglio, il figlio: una coppia meravigliosa. «Mamma aggredita l’anno scorso con un bastone», il giallo della denuncia

La testimonianza Parla Emanuele, il figlio di Luigi Casati, ucciso sotto casa e di Monica Leoni, ferita alle gambe e ricoverata al Papa Giovanni. Si è rivolto a un legale per far luce sulla vicenda del porto d’armi. Migliorano le condizioni della madre.

Migliorano le condizioni di Monica Leoni, la donna di 57 anni ferita giovedì 28 aprile davanti alla sua casa di Treviglio da Silvana Erzembergher, la settantunenne che ha ucciso Luigi Casati, 61 anni, marito della Leoni, raggiunto da diversi colpi di pistola all’addome e morto sul colpo davanti alla sua abitazione di via Brasside. La moglie è ancora in prognosi riservata, ma le sue condizioni stanno migliorando: è ricoverata in Terapia intensiva all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove giovedì mattina era stata trasferita con l’elicottero del 118. È stata operata alla gamba, dov’era stata raggiunta dagli spari esplosi dalla vicina di casa. Il corpo del marito si trova nell’obitorio del Papa Giovanni, dove sarà eseguita l’autopsia. Non è ancora invece stata fissata l’udienza davanti al gip per la convalida dell’arresto di Silvana Erzembergher, ora in carcere a Bergamo.

Il figlio: coppia meravigliosa. «Lei li minacciava»

«Questa storia andava avanti da anni, l’avevamo anche denunciata. Lei li minacciava e diceva che i miei genitori le facevano gli scherzi, ma non era vero». È disperato Emanuele, 35 anni di Calvenzano, figlio unico di Luigi e Monica.

Conferma la denuncia «a maggio dell’anno scorso per l’aggressione a mia mamma con il bastone». Si è affidato a un avvocato per capire come mai Silvana, nonostante la denuncia per lesioni presentata ai carabinieri (in realtà i militari non indicano maggio ma qualche mese dopo, in estate), avesse ancora la pistola in casa. Sul punto gli accertamenti sono in pieno svolgimento e la procura sta approfondendo la questione.

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Gli accertamenti sulla denuncia e il porto d’armi

Si sa per certo che c’è stato l’intervento dei carabinieri quel giorno e che Monica Leoni aveva presentato denuncia contro Silvana, ma il cognome indicato era giusto e il nome sbagliato. Così la 71enne non sarebbe stata identificata: con quel nome non risultava censita a Treviglio e non c’è traccia nè nella denuncia nè nella relazione della pattuglia intervenuta che la 71enne avesse un’arma. Altrimenti sarebbe molto probabilmente scattato subito il sequestro. Altri interventi dei carabinieri al Quadrifoglio, al di là dell’aggressione dell’estate scorsa, non risultano. Risulta invece che Silvana avesse regolare porto d’armi per uso sportivo, dal giugno 2015 al giugno 2021, ma causa Covid le licenze sono state prorogate e la sua sarebbe scaduta nel giugno di quest’anno.

«Un’esecuzione, non dimenticheremo mai»

Sono stati parecchi i residenti che, attirati dagli spari, si sono affacciati alla finestra assistendo, senza volerlo, a quella che è sembrata a tutti gli effetti un’esecuzione: una scena che difficilmente potranno rimuovere dalla mente. «Ho sentito come degli scoppi provenire dall’esterno: al momento ho subito pensato a dei ragazzini con i petardi fino a che i colpi sono diventati 4 o 5 in tutto, e allora, ho deciso di chiudere la finestra. Non appena mi sono affacciata, mi sono accorta di quanto stesse succedendo e che quelli non erano petardi, ma colpi di arma da fuoco – dice un’inquilina –. Erano persone meravigliose e, da poco, erano entrambi in pensione. Sono ancora sotto shock».

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