Robu, il ricordo dei vicini: «Un gran lavoratore, generoso e tranquillo»
IL RICORDO. «Un gran lavoratore»: così lo ricorda la comunità di Ghisalba. Il dolore per la morte di Catalin Robu, caduto da oltre dieci metri di altezza in un cantiere di Cremona. Lascia moglie e due figli.
Ghisalba
L’ennesima morte sul lavoro che colpisce la nostra provincia ha lasciato un estremo vuoto e tanto dolore. Questa volta a farne le spese la comunità di Ghisalba, che piange il 55enne Catalin Moise Robu, vittima di un incidente mentre si trovava a Cremona, in un cantiere, lunedì scorso.
L’uomo, originario di Rucăr, nel cuore della Romania, abitava da moltissimi anni in Italia, e da quasi vent’anni risiedeva a Ghisalba, in via Bellini, con la moglie Camelia e la figlia diciottenne Simina, mentre l’altro figlio, Riccardo, da poco si era trasferito andando a
vivere con la compagna. Una famiglia ben integrata, come rivelano tutti i residenti, che non ha mai creato problemi. «Sono senza parole – racconta Vincenzo Seghezzi, vicino di casa di Catalin Robu –, lo conosco da una vita, ha lavorato anche per me nella mia impresa edile. Domenica è l’ultima volta che l’ho visto, ci siamo fermati a parlare un po’ di lavoro. Quando ho sentito del suo incidente sono rimasto incredulo». Una persona buona, generosa e soprattutto tranquilla. È questo il ritratto che ne fa il vicino, che spiega: «Prima era a Milano. Quando è venuto qui a Ghisalba a cercare casa ho garantito io per lui, perché era una bravissima persona».
«Un grandissimo lavoratore»
Tra le sue più grandi passioni il barbecue, immancabile rito di ogni pranzo domenicale, e la pesca, con cui in passato si era dilettato proprio col vicino al laghetto «Il Tiro» di Martinengo. «Catalin era un grandissimo lavoratore – conclude Seghezzi –, non si tirava mai indietro: se c’era da lavorare al sabato o la domenica non si faceva problemi. So che sei mesi fa si era fatto male alla spalla, a causa di un’altra caduta, ma nel giro di dieci giorni si era rimesso in sesto. Questa invece è stata davvero una disgrazia».
Dello stesso avviso anche Bruna Sassi, vice sindaco di Ghisalba che abita a pochi passi dall’uomo, di cui conosceva molto bene la famiglia: da cinque anni, infatti, il figlio di Robu lavora nella sua azienda: «Una grande tristezza – rivela –. Era prima di tutto un genitore stupendo e poi una persona davvero buona e gentile, con tutti noi del quartiere. Lo conoscevo da una vita, un cittadino esemplare. È stato davvero un colpo per la nostra comunità». Il dramma di Catalin Robu giunge solo due settimane dopo un altro incidente mortale, che ha visto coinvolto il suo connazionale Dinu Florin Craiu, 57 anni, residente a Treviglio.
Quella lastra di lamiera fatale
Per Craiu era stata fatale la caduta di una lastra di lamiera che lo aveva schiacciato, mentre per Robu la triste sorte è stata quella di una caduta, da oltre 10 metri, mentre stava effettuando l’ispezione di un tetto in un cantiere in corso Vittorio Emanuele II a Cremona. Nonostante i soccorsi, arrivati in modo più che tempestivo, la caduta è risultata fatale: troppo gravi le lesioni subite, su cui ora stanno indagando gli inquirenti per capire se si sia trattato di un malore improvviso o di una fatalità. La salma di Catalin Moise Robu si trova nella camera mortuaria dell’ospedale Maggiore di Cremona. Al vaglio degli inquirenti l’ipotesi di effettuare l’autopsia per verificare le esatte cause che hanno portato alla caduta dell’operaio. La consegna della salma ai familiari e il rito funebre con le relative tempistiche rimangono legate a questa eventualità.
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