Tenta di rapire un bambino al campo sportivo: verso la perizia psichiatrica per il 29enne

IL CASO. «Personalità disturbata» palesata durante l’interrogatorio sull’episodio di Osio Sotto. Non era in cura e vive con il fratello. Lo stesso gip ha suggerito approfondimenti nel convalidare l’arresto.

Osio Sotto

Potrebbe essere presto sottoposto a una perizia psichiatrica il ventinovenne pakistano che mercoledì scorso ha tentato di rapire un bambino di 8 anni durante l’allenamento di calcio al campo sportivo dell’oratorio di Osio Sotto. Lo stesso gip, convalidando l’arresto per tentato sequestro di persona (aggravato dal fatto che la vittima avesse meno di 14 anni), ha suggerito al sostituto procuratore titolare del caso, Annaelena Mencarelli, un «approfondimento psichiatrico» per l’uomo, incensurato, non in cura per problemi psicologici, disoccupato e residente a Dalmine con il fratello.

Fermato dagli allenatori

«Siamo molto rigorosi nel riconsegnare i bambini alle persone che conosciamo: e infatti quell’uomo non ha potuto portar via il nostro piccolo calciatore»

Durante l’interrogatorio ha raccontato – in maniera piuttosto confusa e ammettendo di avere una «personalità disturbata» – che si trattava di un «gioco», ma la sua versione è stata ritenuta «delirante» dallo stesso gip. Settimana scorsa il pachistano non è riuscito a portare a termine il suo piano grazie all’intervento degli allenatori. «Siamo molto rigorosi nel riconsegnare i bambini alle persone che conosciamo: e infatti quell’uomo non ha potuto portar via il nostro piccolo calciatore proprio perché non l’avevamo mai visto neppure noi, oltre che ovviamente lui», spiega Ivano Pontoglio, l’allenatore e carabiniere in congedo che ha bloccato il ventinovenne.

Il padre del bambino: «Il nome era sul pallone»

«Si sono incontrati per caso in piazza con questo signore che ha chiesto ai miei due figli di fare due palleggi»

Anche il papà del bambino ha ripercorso quei drammatici momenti del pomeriggio di mercoledì scorso: «Quando è successo l’episodio io non ero presente perché ero al lavoro – ha spiegato –: lo ha accompagnato l’altro mio figlio più grande (di 17 anni, ndr) e si sono incontrati per caso in piazza con questo signore che ha chiesto ai miei due figli di fare due palleggi. Il nome di mio figlio più piccolo era scritto sul pallone: questo per evitare che lo perdesse o lo confondesse con quello degli altri compagni».

Spostamenti ricostruiti tramite le telecamere

La società sportiva che si allena e gioca all’oratorio di via Sant’Alessandro a Osio Sotto conta diverse squadre: dalla scuola calcio ai pulcini, dagli esordienti ai grandi, mentre chi prosegue da adulto va a giocare nella Voluntas Osio. La sede è nell’oratorio, ma di fatto la società è autonoma rispetto alla Parrocchia. E l’oratorio è tra l’altro pieno di telecamere: occhi elettronici che guardano praticamente in ogni angolo, dentro e fuori la struttura: e infatti i carabinieri della stazione di Osio Sotto hanno anche acquisito le immagini della videosorveglianza dell’oratorio per ricostruire gli spostamenti del ventinovenne e capire se avesse, prima di essere bloccato, avvicinato anche altri bambini.

Il ds: «Ambiente protetto, mai successo prima»

«Questo è un ambiente chiuso e protetto e se entra una faccia nuova, com’è capitato, viene subito notata»

«Conosciamo tutte le famiglie, anche perché diverse hanno avuto, o hanno ancora, più fratelli che giocano con noi – sottolinea il direttore sportivo Antonino Cacciatore –: un episodio come quello di mercoledì scorso non si era mai verificato. Anche perché questo è un ambiente chiuso e protetto e se entra una faccia nuova, com’è capitato, viene subito notata». Resta ora da capire se per il pakistano – incensurato – venga chiesta una perizia psichiatrica.

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