Treviglio, con il maxi lascito un villaggio protetto per persone invalide

L’INIZIATIVA. L’eredità di sei milioni da Carla Giuliani. In via Gera d’Adda, sui terreni passati al Comune, alloggi, un ambulatorio e uno spazio polifunzionale.

Sette anni dopo la morte di Carla Giuliani, il tesoro da oltre sei milioni di euro lasciato in eredità al Comune di Treviglio prende la forma di un villaggio protetto. Un ecosistema pensato per restituire autonomia a chi ha problemi di vista o convive con la disabilità. La Giunta ha infatti dato il via libera al progetto della Fondazione Giuliani Caffetti, l’ente nato nel 2022 con l’obiettivo di trasformare in realtà il lascito di Carla Giuliani, mancata senza eredi a 88 anni nel 2019, e del marito Alberto Caffetti, morto nel 2011.

La genesi del lascito di Carla Giuliani

Quei sei milioni di euro sono il frutto di una vita di lavoro sia dei coniugi che del papà di Carla, Achille Giuliani, più noto come «Gambù», titolare tra il 1927 e il 1970 di una storica drogheria a Treviglio all’angolo tra via Roma e l’allora viale Vittorio Emanuele (oggi viale del Partigiano). Chiarissime le ultime volontà inserite nel testamento con beneficiario il Comune: utilizzare quel patrimonio composto da terreni, immobili e conti correnti per la realizzazione di «mini appartamenti da assegnare a ciechi e invalidi locali di indubbia moralità».

A chi è rivolto il micro-villaggio

La Fondazione, che vede coinvolti il Comune, l’Unione italiana ciechi e ipovedenti e l’Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro), ha tradotto le volontà della benefattrice declinandole sulle necessità odierne. Al nucleo residenziale, perno del testamento, verranno affiancati servizi in grado di garantire l’autosufficienza economica del progetto nel lungo periodo: poliambulatori specialistici e uno spazio polifunzionale destinato a formazione, convegni e incontri pubblici.

I dettagli del progetto

In via Gera d’Adda, sui terreni dove abitavano i coniugi, prenderà quindi corpo quello che il progetto definisce un «micro-villaggio», disegnato dall’architetto Mauro Piantelli: un’area di oltre cinquemila metri quadrati nella quale sorgeranno tre edifici. Il progetto prevede 810 metri quadrati per gli alloggi protetti, 400 per gli ambulatori e 330 per lo spazio polifunzionale, il tutto completato da parcheggi e da un’area verde pubblica di oltre 600 metri quadrati.

L’iter di approvazione e costruzione

Il passaggio in Giunta accelera l’iter operativo. La Fondazione può infatti ora procedere con la demolizione degli edifici esistenti, così da preparare il terreno per il cantiere vero e proprio. «È stato un percorso burocratico complesso – spiega il sindaco Juri Imeri – che ha richiesto prima la costituzione della Fondazione e poi il conferimento» dell’eredità. La Fondazione, aggiunge, «ha analizzato i bisogni con le due associazioni di riferimento», arrivando alla definizione di un progetto «che da una parte mira a rispondere alle volontà testamentarie della signora Giuliani e dall’altra a garantirne la sostenibilità, nell’ambito delle richieste principali delle due associazioni di riferimento». Gli appartamenti saranno «una prima risposta alla residenzialità perché, in caso di incidenti o invalidità, non è sempre semplice adattarsi subito a una casa domotica che sappia rispondere ai nuovi bisogni della persona».

Questi appartamenti possono costituire quindi una sorta di luogo di passaggio al servizio di persone ipovedenti o con altri tipi di disabilità. Dall’altra, aggiunge Imeri, il progetto integra anche l’aspetto «di riabilitazione, cura e specializzazione». Con l’approvazione in Giunta, la Fondazione può già avviare le pratiche per la demolizione dell’edificio che si trova sul terreno «e poi avviare l’iter per il deposito del progetto esecutivo. Credo possa essere questione di qualche settimana», ipotizza il sindaco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA