Isolamento sociale, in tre anni a Costa Volpino un aiuto per ottanta ragazzi

IL PROGETTO. «Orizzonti oltre lo schermo» ha raggiunto i giovani tra il Sebino, la Valle Cavallina e l’hinterland. Intercettati sui social, ma anche di casa in casa.

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In tre anni, il progetto «Orizzonti oltre lo schermo» dell’associazione loverese «LiberaMente, Cultura per la salute mentale», ha raggiunto ottanta ragazzi tra il Sebino, la Valle Camonica, l’hinterland di Bergamo e Milano.

Nel post pandemia

Dopo la pandemia e le chiusure delle scuole imposte dalla lotta al Covid-19, i giovanissimi hanno sperimentato sulla propria pelle il ritiro sociale, quel disturbo che li porta a ritirarsi da scuola, a interrompere le attività sportiva, a rinchiudersi dentro la propria stanza fino a rifiutare, nei casi più estremi, il contatto con i familiari. In Giappone li chiamano hikikomori e per loro l’utilizzo continuo e assillante degli smartphone porta a un isolamento ulteriore e a fuggire dalla realtà, invece che aiutarli a (ri)entrare in contatto con amici e coetanei.

Il progetto

Grazie al progetto, i loro bisogni, le loro paure e i loro desideri, vengono condivisi con psicologi e terapeuti, e a volte messi in comune con i pari età per riuscire ad affrontare le difficoltà e trovare la possibilità di avviare nuove relazioni di conoscenza, amicizia e sostegno. Secondo l’Istat, a fine 2023 in Lombardia i Neet, cioè i giovani fra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano erano 157 mila: sono loro i più esposti al rischio del ritiro sociale che deriva da una precisa scelta difensiva. «Non voler provare ansia – spiega il sociologo e psicologo Maurizio Salvetti, dell’associazione LiberaMente –, perché uscire di casa e incontrare altre persone provoca in questi ragazzi molta ansia: stare fuori casa vuol dire stare male. Ritirandosi nella propria stanza si evita questo malessere; la strategia nel breve periodo può anche funzionare, ma nel frattempo i compagni e gli amici si diplomano, si iscrivono all’università, sviluppano nuove relazioni, mentre la vita di chi sceglie il ritiro si congela e rimane indietro». I genitori se ne accorgono? «Sì – risponde Salvetti –, e si preoccupano perché si rendono conto che l’adolescenza dei figli è molto diversa dalla propria, ma non sanno come comportarsi».

Videogiochi come strumento

Tuttavia, la proposta del progetto «Orizzonti oltre lo schermo» è spiazzante: invece che considerare i videogiochi come il «male assoluto», si sfrutta la videogame therapy per agganciare i ragazzi e avviare un dialogo. «I videogiochi – racconta ancora Salvetti – sono lo strumento che consente a noi di catturare l’attenzione dei ragazzi e a loro di rilassarsi, di non provare né ansie né paure, e di sentirsi alla pari e accettati dai coetanei. Da questo incontro nasce uno scambio di vissuti, bisogni, paure e desideri che spesso è il primo passo per creare nuove relazioni grazie a cui tornare a uscire di casa». Così, quest’estate è stata organizzata la sfida in città a Bergamo dentro a una «escape room», mentre per la notte di San Lorenzo è stata lanciata l’idea di una «tendata» a Solto Collina, da cui poter osservare le stelle. Infine, tra settembre e ottobre si svolgerà a Lovere un corso di tennis.

«Di casa in casa»

Il progetto «Orizzonti oltre lo schermo» è sostenuto dal Comune di Costa Volpino, dall’Asst Bergamo Est, da altre associazioni del territorio ed è finanziato da Regione Lombardia con il bando «Smart». Alla rete di psicologi, terapeuti e professionisti (sul sito internet ci sono tutti i contatti per chiedere aiuto o supporto) si rivolgono direttamente i familiari dei ragazzi, ma arrivano anche segnalazioni degli studi privati in cui i giovanissimi seguono un percorso di psicoterapia, oppure dai Servizi di neuropsichiatria degli ospedali. «Noi e i nostri volontari – aggiunge Salvetti – proviamo quindi a contattare questi giovani con una telefonata, con un messaggio lasciato sui loro social, a volte andando perfino di casa in casa per invitarli a venire da noi, nel nostro punto di incontro a Costa Volpino».

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