«Violenza devastante e inutili tormenti. Così fu uccisa Sara Centelleghe»
I GIUDICI. Le motivazioni con cui la Corte d’assise ha condannato il giovane Badhan all’ergastolo per l’omicidio della 18enne di Costa Volpino.
Lettura 1 min.Jashandeep Badhan ha voluto provocare la morte di Sara Centelleghe, «per quanto sospinto da un dolo d’impeto», e nel farlo agì con crudeltà, mettendo in atto «una violenza sovrabbondante, reiterata, fisicamente devastante e inutilmente tormentosa».
Un omicidio commesso per compiere una rapina (da qui l’aggravante del nesso teleologico), approfittando anche della minorata difesa legata alle circostanze (l’agire di notte, in una casa, mentre la vittima, di corporatura esile, si trovava sola). Nelle motivazioni della sentenza di primo grado di condanna all’ergastolo, emessa il 13 maggio scorso, la Corte d’assise di Bergamo, presieduta dal giudice Patrizia Ingrascì (a latere Roberto Palermo, giudice estensore), si illustra il perché siano ritenute sussistenti le aggravanti contestate al giovane di origini indiane, ritenute prevalenti rispetto alle attenuanti generiche.
Il delitto nel 2024
Quanto accaduto è ripercorso anche nelle motivazioni. Sara aveva 18 anni quando fu uccisa la notte tra il 25 e il 26 ottobre 2024, mentre si trovava nella casa dove abitava con la mamma, a Costa Volpino. Quella notte la madre non c’era e la giovane era in compagnia di un’amica minorenne, che fu attirata fuori casa dall’imputato, oggi 21enne, con la scusa di uno scambio di sostanze stupefacenti. Sara, ignara di tutto, dormiva nella sua camera. Badhan entrò in casa e iniziò la ricerca della sostanza, ma la giovane si svegliò e lui l’aggredì violentemente, per poi riprendere la ricerca e portare via il telefonino della vittima.
«Un’aggressione improvvisa e violenta»
La studentessa, di corporatura esile, si trovò quindi a «fronteggiare, da sola, un’aggressione improvvisa e violenta da parte di un soggetto di sesso maschile che fisicamente la soverchiava», rilevano i giudici. Le sue stesse ferite da difesa confermano «la concreta minorazione delle sue possibilità difensive», mentre Badhan «non recò alcun segno rilevante della reazione difensiva abbozzata dalla esile vittima, se non delle micro-escoriazioni che si era auto-provocato per l’effetto dell’uso improprio delle forbici».
Il giovane agì sia a mani nude che utilizzando delle forbici. Colpì Sara con dei pugni, le sbattè la testa a terra (provocando la frattura del basicranio), le strinse le mani al collo e infierì su di lei con 77 ferite al viso, alla testa e al collo con le forbici. Un’azione che «si è sviluppata per alcuni minuti, secondo modalità plurime e successive», si rimarca in relazione all’aggravante della crudeltà (le cui condizioni di sussistenza sono precisate nelle motivazioni).
«Infierì sul corpo»
La giovane, almeno durante una parte dell’aggressione, ebbe «capacità di percezione, reazione e sofferenza», mentre Badhan non si fermò dopo averla sopraffatta, ma «proseguì nell’offesa e infierì sul corpo, con modalità sempre diverse, ingravescenti e cruenti, accanendosi contro il volto, il capo e il collo».
La crudeltà si legge anche nel fatto che i fendenti furono diretti soprattutto sul viso e sulla testa, che «sono il fulcro costitutivo dell’identità fisica di ciascuna persona». La difesa di Jashandeep Badhan ha già annunciato il ricorso in Appello contro la condanna all’ergastolo del giovane indiano.
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