Alzano, restano in carcere i quattro sospettati della rapina all’agriturismo
L’INTERROGATORIO. Spregiudicati, violenti e organizzati. In estrema sintesi, il gip Laura Garufi ha definito così i quattro albanesi accusati di commesso la rapina al Ca’ Fenile di Alzano, il 6 luglio scorso.
Lettura 1 min.Un fatto che ha dato il via alle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo, coordinate dal pm Antonio Mele, da cui sono emersi elementi a loro carico per ulteriori episodi violenti: la rapina in una villetta di Ranica, il 4 luglio; a Roncadelle (Brescia) poco prima dell’azione ad Alzano, e a Lignano Sabbiadoro (Udine), prima del blitz di militari nella casa di Orzinuovi (Brescia). Una casa, quella nel Bresciano, ritenuta la base del gruppo, già attenzionato dai militari, che avevano installato videocamere, oltre ai gps sui mezzi. In manette sono finiti un uomo nato nel 1998, e uno del 1999, difesi dall’avvocato Vincenzo Trommacco (Foro di Brescia); e ancora un uomo, nato nel 1997, e uno del 1990, difesi dall’avvocato Angelo Raucci (Foro di Santa Maria Capua Vetere).
Solo uno ha reso dichiarazioni spontanee
Per ora l’accusa è incentrata sul fatto di Alzano, per i reati di rapina, sequestro di persona e lesioni. Ma nell’ordinanza del gip, che ha convalidato il fermo dei quattro disponendo la misura cautelare del carcere (ritenendo sussistenti il pericolo di fuga e reiterazione del reato), si ripercorrono altri episodi con lo stesso modus operandi che – in virtù delle indagini – possono essere ricondotti al gruppo. Venerdì 17 luglio gli albanesi, davanti al gip, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, solo uno ha reso dichiarazioni spontanee affermando di essere arrivato in Lombardia solo l’11 luglio.
Le modalità violente della rapina
Come ricostruito a partire dalla rapina di Alzano, il gruppo ha agito con modalità violente. In mano coltelli (con cui, mentre minacciavano le vittime, hanno persino simulato il taglio della mano della moglie); l’uomo che agiva come capo aveva una pistola nei pantaloni e comunicava con il palo tramite una radio trasmittente. L’idioma era quello dell’Est. Sono stati 40 minuti di terrore per i due coniugi e la figlia di soli 13 anni. È da qui, come detto, che è iniziata la serrata indagine. Che ha permesso di far emergere come il gruppo utilizzava un Suv a cui veniva sistematicamente cambiata la targa, con altre rubate o clonate. L’attività delle forze dell’ordine ha quindi permesso di risalire alla rapina, analoga, commessa poche ore prima a Roncadelle.
I cambi della targa, e gli spostamenti dell’auto, sono stati ricostruiti dai carabinieri. Il gruppo aveva utilizzato anche altre quattro auto per agire. Il 15 luglio, i carabinieri si sono appostati intorno all’immobile di Orzinuovi. I cinque uomini presenti hanno tentato la fuga, ma inutilmente (solo uno è riuscito in tale intento, ma i carabinieri sono risaliti alla sua identità). Nell’abitazione sono state trovate targhe rubate e contraffatte, oltre a radio ricetrasmittenti, abbigliamento che coincide con quello indossato da chi ha agito ad Alzano, e beni di valore, orologi e borse di lusso
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