L’operaio morto per le esalazioni nella cisterna: «Mustapha altruista, ha salvato due vite»

IL LUTTO. L’infortunio il 28 aprile, martedì il decesso. Marocchino, viveva a Nembro e si era sposato qualche mese fa. «Stava salendo in auto a fine turno, ha sentito gridare ed è corso nella cisterna: aiutati a uscire i colleghi, è svenuto».

«Era già salito in auto a fine turno, quando ha sentito gridare dall’interno del capannone: non ci ha pensato due volte e si è precipitato dentro, scendendo nell’autocisterna dalla quale è riuscito a spingere fuori il titolare dell’azienda e un altro dipendente che era a sua volta entrato a soccorrere il primo. Poi è svenuto, restando bloccato sul fondo della botte». È il legale di famiglia, l’avvocato Nabil Ryah, a raccontare i drammatici momenti dell’infortunio dello scorso 28 aprile alla «Carrara Group» di Brusaporto che, a distanza di 13 giorni, è costato la vita a Mustapha Ladid, operaio marocchino di 32 anni, morto martedì nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dov’era stato trasferito in codice rosso e dove non si era mai ripreso.

All’interno della cisterna aveva infatti respirato delle sostanze chimiche – verosimilmente acido solfidrico – usate per la pulizia e che si sono rivelate fatali: stanno invece meglio gli altri due operai. In particolare il titolare della ditta, 44 anni, a sua volta inizialmente ricoverato in condizioni serie, si è ripreso ed è stato già dimesso. Martedì, disperato per la scomparsa di Mustapha, aveva raggiunto il suo capezzale. Fin da subito meno gravi, invece, le condizioni del terzo operaio coinvolto nell’infortunio, per la cui dinamica e gli accertamenti erano intervenuti i tecnici di Ats.

Chi era Mustapha Ladid

«Mustapha era davvero una gran bella persona, ben inserita nel nostro gruppo di giovani della comunità, con i quali militava nella nostra squadra “My-Bg Muslim young Bergamo generation” – ricorda commosso Jamal Ouchikh, presidente dell’Associazione Musulmani Bergamo – e francamente quello che ha fatto non mi ha assolutamente stupito, perché lui era così. Sempre generoso, altruista, voleva il bene delle altre persone». Mustapha Ladid, nativo di Béni Mellal in Marocco e in Italia da tanti anni, si era sposato soltanto pochi mesi fa e abitava a Nembro. Nella nostra provincia vive anche un fratello, mentre la mamma si trova in Marocco, dove la salma di Mustapha sarà rimpatriata per i funerali e da dove negli ultimi giorni proprio la mamma «aveva cercato in tutti i modi di ottenere un visto per poter venire a trovare il figlio, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare», spiega amareggiato ancora l’avvocato Ryah. Martedì alcuni conoscenti della vittima hanno raggiunto l’ospedale, creando un po’ di confusione.

Mustapha non era dipendente della «Carrara Group», ma lavorava come manovale nel campo dell’edilizia per la «Edilizia 4.0 Srl», con sede a Grassobbio e che si occupa di demolizioni industriali: «La mattina i dipendenti delle due aziende, che collaborano e si conoscono, si trovano per partire per i cantieri e i lavori e poi tornare assieme nelle due sedi – rileva ancora l’avvocato –: infatti lui, quando è entrato nella ditta e nella cisterna, nemmeno sapeva cosa stavano facendo e probabilmente i rischi che avrebbe corso. Semplicemente non ci ha pensato due volte e ha aiutato chi era in difficoltà, prima facendo uscire l’operaio della Carrara intervenuto ad aiutare il suo titolare e poi, con l’aiuto del primo, anche quest’ultimo, ormai privo di sensi e portato fuori dalla cisterna dall’altro operaio che l’ha preso da sopra e Mustapha che l’ha spinto su dall’interno. A quel punto anche Mustapha, corpulento, è stato sopraffatto ed è svenuto nella cisterna, venendo poi soccorso dai vigili del fuoco e riportando, alla fine, le conseguenze più gravi. Due vite salvate, in pratica: un gesto che si commenta da solo».

Il commento della Cgil

Sulla tragedia interviene la Cgil: «Siamo vicini alla famiglia in questo momento di dolore, ma non possiamo fermarci alla solidarietà – rileva Angelo Chiari, responsabile della sicurezza sul lavoro –. Un lavoratore deve essere messo in condizione di conoscere non solo come svolgere il compito, ma come gestire un’emergenza senza rischiare la vita. È compito dell’azienda garantire che nessuno debba improvvisare un soccorso in condizioni di estremo pericolo». Sempre per il sindacato «gli incidenti negli spazi confinati, come cisterne o silos, avvengono con una frequenza inaccettabile» e «sono quasi sempre prevedibili». Cgil ribadisce «la necessità di controlli più serrati e di una cultura della prevenzione che non lasci spazio all’errore umano o a carenze strutturali».

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