Disabilità, risposte per abitare fuori dalla famiglia d’origine
IL CONVEGNO. Promosso dal Gruppo sociale provinciale. Il punto venerdì 27 marzo alla Fondazione Angelo Custode. «Siamo alla ricerca di soluzioni non sempre disponibili».
C’è un tema che attraversa in profondità la vita di molte famiglie: il futuro delle persone con disabilità quando arriva il momento di «Abitare fuori dalla famiglia di origine». Un passaggio delicato, spesso carico di paure, ma anche di possibilità.
Il seminario a Bergamo
È proprio a partire da questa complessità che nasce l’omonimo seminario in programma venerdì 27 marzo, dalle 14,30 alle 18,30 all’Auditorium della Fondazione Angelo Custode di Bergamo (per informazioni scrivere a [email protected], per iscrizioni https://shorturl.at/uMHGX), promosso dal Gruppo sociale provinciale Disabilità, una rete fondata da Coordinamento bergamasco inclusione, Confcooperative Bergamo, Fondazione Angelo Custode, Cgil, Cisl e Uil. «È un tema molto sentito dalle famiglie - spiega Carlo Boisio, presidente del Coordinamento bergamasco inclusione - perché siamo tutti alla ricerca di risposte che non sempre sono disponibili. Proprio per questo abbiamo sentito il bisogno di fermarci per capire cosa esiste davvero sul territorio». L’iniziativa non è un punto di partenza, ma l’esito di un percorso articolato. Negli ultimi due anni è stata infatti realizzata una ricognizione approfondita nella provincia, che ha portato alla raccolta di oltre cento esperienze abitative, in gran parte promosse dal Terzo Settore e spesso costruite con le famiglie. Ne è emerso un sistema in movimento, fatto anche di piccole realtà e comunità, capace di adattarsi alla grande varietà delle situazioni: «C’è chi può vivere in autonomia con una supervisione e chi ha bisogno di assistenza continua - prosegue -. Servono flessibilità e creatività per trovare soluzioni aderenti ai bisogni specifici». Al centro resta sempre la persona. E con lei, le famiglie. È proprio dalle loro voci che emerge uno degli elementi più forti. Il distacco non è un abbandono, ma un gesto d’amore. Eppure, ed è emerso nei focus group organizzati durante il percorso, le resistenze sono tante: «Le famiglie spesso si sentono impreparate - osserva Boisio - e fanno fatica ad affidarsi. È un passaggio che richiede tempo e accompagnamento».
Le «palestre di autonomia»
Per questo è fondamentale iniziare a lavorare sul cosiddetto «Durante noi», costruendo percorsi graduali quando i genitori sono ancora presenti. Le «palestre di autonomia» permettono alle persone di sperimentarsi nella vita quotidiana, sviluppando competenze e fiducia. E spesso accade qualcosa di inaspettato: lontano dal contesto familiare emergono risorse nuove, capacità che prima restavano nascoste. «Sull’abitare adulto di persone con disabilità qualcosa si sta muovendo nella nostra provincia. Quella che si sta sviluppando è una vera e propria “innovazione incrementale”, non solo quantitativa ma anche di ingegneria delle risposte, che promuove un ecosistema inclusivo». Il seminario intende restituire dati, istanze e riflessioni emerse. Accanto alle opportunità restano delle criticità. «Molto sperimentazioni - afferma - sono state avviate in seguito all’ entrata in vigore della legge 112 del 2014 e grazie al contributo e al lavoro svolto dagli Ambiti territoriali in collaborazione con gli enti gestori e le associazioni di famiglie. È però mancata una continuità per il reperimento dei fondi, che potrebbe causare l’interruzione di progetti virtuosi».
I costi sono insostenibili
Il sogno dell’autonomia si sconta poi con la realtà economica. «Molti di questi progetti non sono accreditati e non hanno finanziamenti stabili - evidenzia Boisio - e questo pone un problema serio nel tempo. I costi sono elevati e spesso insostenibili per le sole famiglie».
Il convegno si propone dunque come momento di restituzione e confronto. Durante il pomeriggio verranno presentati i dati della ricerca e, a seguire, una tavola rotonda metterà in dialogo diversi livelli istituzionali e sociali. L’obiettivo è costruire alleanze. Questo perché il futuro non può che essere condiviso, «in cordata»: con famiglie, operatori, enti e comunità che affrontano insieme una salita complessa.
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