Strato sottile di ghiaccio, passo passo: così opera la task force di soccorso

CARONA. Esercitazione congiunta di vigili del fuoco e Cri sul manto del lago: massimo coordinamento e sinergia. Test per interventi in scenari simili, compreso Endine.

Carona

Il sottilissimo strato – nonostante le temperature più che rigide – del lago di Carona è stato il teatro ideale, durante il fine settimana di sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio, di una maxi esercitazione che ha visto in azione, fianco a fianco, i vigili del fuoco del comando provinciale e il personale del Comitato Bergamo Hinterland della Croce rossa. Due eccellenze operative che hanno unito le forze per testare – riuscendoci perfettamente – procedure piuttosto complesse ma che possono poi essere concretizzate in interventi di soccorso reali in ambienti analoghi. In primis il lago di Endine che, benché a una quota più bassa rispetto a Carona, capita si ghiacci durante l’inverno, con rischi per la la popolazione che, nonostante i divieti, ci cammina o pattina sopra.

Quando infatti le temperature scendono, gli specchi d’acqua si trasformano in insidiose lastre di ghiaccio: è in quel momento che la rapidità e la precisione del soccorso diventano vitali. Questo lo spirito che ha visto in azione il personale del comando provinciale dei vigili del fuoco e la Croce rossa, in particolare gli «Opsa», acronimo di «Operatori polivalenti specializzati nel soccorso acquatico». Obiettivo: testare le procedure operative per gli interventi di salvataggio in specchi d’acqua ghiacciati. Sotto la guida del responsabile tecnico provinciale Leonardo Bonzi, i tecnici della Croce rossa hanno lavorato in simbiosi con i vigili del fuoco del comando di Bergamo, fondendo le reciproche conoscenze specialistiche per garantire una risposta coordinata in scenari critici.

Collaborazione che ha permesso di unire le competenze sanitarie degli Opsa nella gestione sanitaria dei pazienti alla perizia tecnica dei vigili del fuoco nelle manovre tecniche di salvataggio. Per i vigili del fuoco l’organizzazione delle operazioni è stata diretta dal responsabile operativo Saf/Sfa Stefano Mangiola, con il fondamentale supporto di Dionisio Stacchetti in qualità di istruttore e responsabile delle operazioni. Le operazioni si sono svolte, passo passo, con la giusta tempistica visto il manto lacustre ghiacciato ed estremamente fragile.

Le squadre hanno applicato congiuntamente tecniche di movimentazione e recupero di persone in pericolo , testando l’efficacia dei protocolli operativi e l’utilizzo di gommoni da rafting in condizioni di specchio d’acqua ghiacciato. «Grazie a questa integrazione di saperi e professionalità, il sistema di emergenza si conferma un presidio fondamentale per la provincia di Bergamo, pronto a intervenire con massima efficacia anche nelle condizioni climatiche più ostili», commentano i vertici dei due enti coinvolti.

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