Martedì 06 Maggio 2014

Case di riposo, i pensionati Cisl
A Bergamo lunghissima lista d’attesa

Anziani in una casa di riposo

Liste d’attesa interminabili, che impediscono a migliaia di persone di trovare un posto letto, rette troppo elevate. È questa la denuncia del segretario generale dei Pensionati Cisl della Lombardia, Valeriano Formis, sollecitando le istituzioni locali e regionali a intervenire con forza per risolvere i problemi economici e organizzativi che pesano sugli anziani non più autosufficienti e le loro famiglie. Con un allarmante dato su Bergamo: sul nostro territorio ci sono 7.307 domande presentate, un numero molto alto e secondo solo a Brescia che ha 10.031 domande giacenti.

In Lombardia sono attive 661 residenze per anziani con 61.868 posti letto che dovrebbero soddisfare il fabbisogno che nasce da una popolazione di oltre due milioni di ultra 65enni. Cosi non è: sono ben 49.382 domande in lista d’attesa. L’Asl con il maggior numero di residenze è quella di Brescia che conta 85 Rsa, segue Pavia con 82 e Milano 1 con 68. Il maggior numero di posti letto si trova a Milano che ne ha a disposizione 8.926, seguita da Brescia con 6.855.

«Occorre tenere presente che molti presentano domanda in più istituti, ma resta il fatto che per tantissimi il posto non c’è - sottolinea Formis -. Inoltre, i costi sono tali da costringere molti a fare ricorso alle badanti, certamente meno costose delle rette delle Rsa che vanno da 58 a 66 euro al giorno, mediamente da 1.700 a 2.000 euro al mese, cifre ben lontane dalle pensioni percepite dalla gran parte dei pensionati lombardi».

«Ben venga dunque l’attenzione sul problema delle residenze per anziani - aggiunge - non vorremmo però che l’obiettivo fosse solo quello di recuperare un po’ di voti e passate le elezioni ci si dimenticasse nuovamente delle problematiche che investono il settore tanto importante per le persone e le famiglie».

Alle forze politiche e alle istituzioni locali e regionali, i Pensionati Cisl chiedono «una decisa azione per affrontare l’insostenibilità delle rette, le lunghe liste di attesa, gli squilibri delle disponibilità tra i vari territori. Chiediamo anche di ripensare il modello che si è consolidato in Lombardia, centrato sulle Rsa – conclude Formis – puntando piuttosto al rafforzamento delle reti dei servizi residenziali e abitativi, finalizzati al sostegno della domiciliarietà, che è meno onerosa delle Rsa, e consente alle persone di permanere nell’ambito famigliare, di mantenere uno stile di vita legato alle proprie condizioni socio-ambientali».

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