Diabolik: «Sto pagando già qui
L’Italia non può giudicarmi»

Agli inquirenti bergamaschi che sono andati a interrogarlo a Cadice, Pasquale Claudio Locatelli, 61 anni, ha fatto capire di non riconoscere il giudice italiano. «La droga l’ho ceduta in Spagna e per questo sto già pagando . Che ne sapevo che poi coloro a cui l’ho data l’avrebbero portata in Italia?»

Agli inquirenti bergamaschi che sono andati a interrogarlo nel carcere spagnolo di Cadice, Pasquale Claudio Locatelli, 61 anni, ha fatto capire di non riconoscere il giudice italiano. «La droga l’ho ceduta in Spagna e per questo sto già pagando - è il ragionamento del narcotrafficante -. Che ne sapevo che poi coloro a cui l’ho data l’avrebbero portata in Italia?».

Il pm Maria Cristina Rota avrebbe però ricostruito, tramite accertamenti tecnici, transitati anche dalle intercettazioni telefoniche, che «Mario» (il nome che usava quando viveva sotto mentite spoglie a Madrid) sarebbe l’artefice della spedizione dei 600 chili di hascisc giunti in Italia e dell’acquisto di altri 317 dal clan napoletano dei Mazzarella.

Che fosse in grado di trasportare grosse quantità di droga (soprattutto cocaina) dal Sudamerica è sempre stato più che un sospetto. Il «Diabolik» di Almenno San Bartolomeo, che aveva iniziato la carriera criminale con le ricettazione di auto, negli anni ’80 è diventato uno dei personaggi di spicco del narcotraffico mondiale, arrivando a guadagnarsi la fiducia dei colombiani.

Da anni aveva scelto la Spagna come patria della sua clandestinità e lì è stato incarcerato nel 2010. Ma non è escluso che possa tornare a Bergamo: da detenuto. «Il gip, in vista del probabile processo, potrebbe chiedere alle autorità spagnole il temporaneo trasferimento nelle nostre carceri», ha spiegato ieri il pm Rota.

Leggi le due pagine dedicate all’argomento su L’Eco di giovedì 14 novembre

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