Giovedì 23 Gennaio 2014

«È illegale lavorare a chiamata?

Sì, ma rubare sarebbe peggio»

Lavoro agricolo quasi disumano

«Oggi sono qui al lavoro, ma domani non ho idea di dove sarò. Se mi dà fastidio tutto questo? Certo, lo so che è tutto irregolare. Ma è sempre meglio che fare del male. E quelli che vanno a rubare allora? Devo andare a rubare anch’io?...». Si infastidisce Ganesh (non è il suo vero nome, ma lo chiameremo così), giovanissimo indiano al lavoro in uno dei tanti campi della Bergamasca.

In nero, come tanti suoi connazionali e tanti altri braccianti immigrati sfruttati spesso da loro connazionali che li fanno lavorare «a chiamata», pagandoli una miseria - si parla di 20 euro al giorno - e ovviamente senza garantire loro alcun diritto che spetterebbe non soltanto a ogni lavoratore, ma anche semplicemente a ogni essere umano, viste le condizioni di lavoro di questi giovani, spesso solo delle «ombre» che si vedono chinate nei campi a lato delle nostre strade.

Ganesh è cosciente di non essere in regola, ma impotente di fronte alla possibilità di cambiare vita. «Non sognavo questo, però nel mio Paese morivamo tutti di fame - racconta in un italiano più che stentato -, quindi pensavo che, venendo in Italia, avrei potuto vivere meglio io e far vivere meglio la mia famiglia spedendo loro i soldi». Soldi che Ganesh riesce comunque a mettere da parte alla fine del mese. Ma non sempre e non quanti ne vorrebbe.

Un codice etico con 6 regole ben precise, che gli stessi braccianti saranno chiamati a sottoscrivere con l’obiettivo di contrastare l’allarmante fenomeno del caporalato nell’agricoltura, presente anche nella nostra provincia e, probabilmente, tra le cause della lite sfociata nell’omicidio della dottoressa Eleonora Cantamessa, travolta e uccisa da un’auto condotta dall’indiano Vicky Vicky la sera dell’8 settembre scorso a Chiuduno, mentre era china a terra a soccorrere un altro indiano, Baldev Kumar, a sua volta deceduto.

Venerdì 24 gennaio i direttivi unitari di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil si riuniranno alla Casa del giovane per la presentazione e l’approvazione del «Codice etico del settore agroalimentare», nel corso di una riunione che vede, all’ordine del giorno, anche l’ipotesi di piattaforma per il rinnovo del contratto di lavoro nazionale per agricoli e florovivaisti. L'incontro è stato convocato dai segretari generali di Fai, Flai e Uila: Danilo Mazzola, Francesca Seghezzi e Piermario Perico.

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