Tagli alle Poste, sit-in dei sindacati  «I Comuni protestino con noi»

Tagli alle Poste, sit-in dei sindacati
«I Comuni protestino con noi»

Al via dalla prossima settimana in tutta la Lombardia i sit-in di protesta dei lavoratori delle poste. A Bergamo il 17 marzo.

La protesta è organizzata dai sindacati di categoria di Cisl, Cgil, Failp, Confsal e Ugl, a sostegno della vertenza sulla carenza di organico e contro la chiusura dei 61 uffici in Lombardia. Prima città a partire sarà Milano, l’11 marzo, poi il 13 Mantova, Cremona e Lodi. Il 14 Monza, Lecco e Sondrio, mentre il 16 sarà la volta di Pavia, Como, Varese e il 17 di Bergamo (dalle 10 alle 13 in ogni filiale) e Brescia.

«La carenza di personale, ormai diventata insostenibile, è tra le cause principali della chiusura degli uffici postali, una decisione non condivisibile in termini sociali, economici e occupazionali - sottolinea Giuseppe Marinaccio, segretario generale Poste Cisl Lombardia -. Per questo apprezziamo la risoluzione contro il provvedimento di Poste approvata all’unanimità dal consiglio regionale il 3 marzo e invitiamo i rappresentanti delle istituzioni ad ogni livello a partecipare ai nostri sit-in la prossima settimana».

«Tutti i cittadini dei Comuni coinvolti dalle chiusure degli uffici subiranno forti disagi poiché il “postino Telematico” tanto decantato da Poste, purtroppo non sostituirà lo sportello postale, dato che non offre tutte le stesse operatività - aggiunge - . Fa specie riscontrare tanta insensibilità da parte aziendale e dal governo, azionista unico di Poste, anche di fronte all’invito del nuovo presidente della Repubblica, che ha raccomandato a tutti i parlamentari di assicurarsi di garantire i servizi ai più deboli. L’operazione intrapresa da Poste con la chiusura degli uffici va in tutt’altra direzione».

Il postino telematico con palmare annunciato da Poste Italiane

Il postino telematico con palmare annunciato da Poste Italiane

In Lombardia nei primi due mesi 2015 sono stati collocati in esodo circa 50 lavoratori delle Poste e per fine anno altri 250 circa lasceranno l’azienda, ma non verranno sostituiti. La stessa media di esodi è stata registrata negli anni scorsi. «Non è questa la strada per fare sviluppo e garantire occupazione. Certo non si licenzia nessuno, ma non possiamo accontentarci di questo», conclude Marinaccio.


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