L’annunciata chiusura alla Lactalis
Venerdì scatta la mobilitazione

Sulla vertenza Galbani venerdì 7 febbraio scatta lo sciopero a Caravaggio. La conferma arriva con un comunicato della Rsu, che esprime grande preoccupazione per la situazione occupazionale venutasi a creare dopo la prospettata chiusura del sito di Caravaggio.

L’annunciata chiusura alla Lactalis Venerdì scatta la mobilitazione
L’ex Invernizzi di Caravaggio
(Foto di Cesni Foto)

Sulla vertenza Galbani venerdì 7 febbraio scatta lo sciopero a Caravaggio. La conferma arriva con un comunicato della Rsu, che esprime grande preoccupazione per la situazione occupazionale venutasi a creare dopo l’informativa sulla prospettata chiusura del sito di Caravaggio e la riduzione del sito di Introbbio (Lecco).

Per questo la Rsu proclama una mobilitazione per l’intera giornata di venerdì 7 febbraio, che interesserà tutti i reparti, e

chiede la partecipazione delle rappresentanze e dei lavoratori dei siti del Gruppo Galbani a sostegno della rivendicazione alla mobilitazione. Contemporaneamente onvita le organizzazioni sindacaili territoriali e nazionali «ad attivare ogni iniziativa utile a favorire informazione e coordinamento tra i lavoratori del gruppo».

Lavoratori in assemblea

I lavoratori si sono riuniti martedì mattina alle 10 in un’assemblea partecipatissima che ha confermato e ufficialmente proclamato uno sciopero di tutti i reparti e per tutta la giornata di venerdì 7 febbraio. Fuori dai cancelli del sito di Caravaggio si terrà anche un presidio a partire dalle 6.00 e fino alle 16 (con una conferenza stampa prevista per le ore 10.30).

“Due sono i problemi più stringenti emersi questa mattina dagli interventi preoccupati dei lavoratori in assemblea” hanno detto Valentino Rottigni della FLAI-CGIL e Gianluigi Bramaschi della FAI-CISL di Bergamo.

“Oltre ai 218 lavoratori in organico, per i quali il gruppo Lactalis ha annunciato la ricollocazione negli altri stabilimenti lombardi, ci sono anche 40 lavoratori a tempo determinato. Ora, Lactalis sostiene che non ci saranno esuberi, che non cambieranno i volumi produttivi attuali. Noi sottolineiamo che anche chi è assunto a tempo determinato ha contribuito, fino ad oggi, a produrre questi volumi, dunque la ricollocazione deve riguardare anche loro. Per questo intendiamo aprire la trattativa nel segno della tutela di tutti i lavoratori di Caravaggio. La seconda questione è quella del lavoro femminile: sono davvero molte le donne che lavorano nello stabilimento di Caravaggio”.

“Ci preoccupa molto il ragionamento, illustrato in Assolombarda da Lactalis, secondo cui i lavoratori seguiranno il reparto – dunque il prodotto – di appartenenza negli stabilimenti di destinazione. Siamo convinti che sia necessaria, invece, una riflessione diversa con criteri differenti di assegnazione dei lavoratori agli stabilimenti, tenendo conto del delicato equilibrio nella conciliazione dei tempi di lavoro con quelli familiari: le madri lavoratrici vanno tutelate”.

Su una terza, più ampia, questione i sindacati di categoria sono d’accordo: “Ci sembra necessario fare un’analisi della situazione non solo guardando il sito di Caravaggio: quello che qui è stato annunciato è un nuovo modo di gestione della produzione in Galbani, una modifica della strategia dal punto di vista produttivo, che prevede una specializzazione spinta di ciascun stabilimento. Questo comporta la necessità di condividere le criticità che emergeranno, a partire dalla situazione del sito di Introbio”.

Cosa è accaduto

Il gruppo Lactalis ha annunciato la chiusura dello stabilimento bergamasco della Galbani e il trasferimento delle produzioni in altri siti lombardi. Per intenderci stiamo parlando di taleggio, quartirolo Cademartori, gorgonzola Gim e mozzarelle e crescenze Invernizzi, che, con ogni probabilità, troveranno casa nei siti produttivi di Casale Cremasco (Cremona) e Corteolona (Pavia).

Entro fine anno

Il tutto nell’ottica di «concentrare la capacità produttiva in cinque stabilimenti anziché sei, mantenendo gli stessi livelli di occupazione, volumi di produzione e acquisti di latte in Lombardia», come si legge in una nota del gruppo francese.

Un processo di razionalizzazione che dovrebbe prendere il via nelle prossime settimane e completarsi entro fine anno e che, per quanto riguarda i 218 dipendenti occupati nello stabilimento di Caravaggio, non comporta esuberi, ma, appunto, la possibilità di ricollocarsi in altri stabilimenti in Lombardia. Tenendo conto che se Casale Cremasco dista una decina di chilometri dalla località della Bassa, per raggiungere Corteolona bisogna percorrere circa 70 chilometri.

Niente più Philadelphia

Ai sindacati il gruppo ha comunicato anche la chiusura del reparto di confezionamento del gorgonzola dello stabilimento di Introbio, in provincia di Lecco, che interessa 8 su 20 dipendenti, per i quali è confermata la strada della ricollocazione (fanno parte del gruppo anche i siti di Certosa e Melzo).

Il perché di questa decisione vede intrecciarsi due questioni: l’addio, nel 2012, di Kraft e della produzione del formaggio fresco da spalmare Philadelphia (che aveva comportato una trentina di esuberi nella sede di Caravaggio) e il fatto che, complice la crisi, le famiglie italiane servono in tavola meno formaggi di marca (a livello nazionale si parla di un calo del 3%). Senza contare che, a fronte di una diminuzione dei consumi, il costo del latte è cresciuto.

Le sigle sindacali Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil esprimono «un giudizio estremamente negativo», perché «viene modificata sostanzialmente la strategia del gruppo francese decidendo di intervenire in modo drastico sulla struttura Lactalis-Galbani in Italia». Per questo i sindacati hanno dichiarato lo stato di agitazione con il blocco degli straordinari e hanno richiesto un incontro urgente all’azienda e ai Comuni interessati. Intanto questa mattina a Caravaggio è in programma un’assemblea dei lavoratori con uno sciopero di gruppo già calendarizzato per questo venerdì.

«Recuperare competitività»

Dal canto suo il gruppo Lactalis con questa operazione afferma di «poter recuperare la competitività del sistema produttivo necessaria per dare continuità alle proprie attività sul territorio, confermandosi il primo acquirente di latte in Italia e in Lombardia e il leader nella produzione di formaggi italiani nel mondo».

«Stiamo lavorando per cercare nuovi volumi produttivi e assicurare una crescita dei nostri stabilimenti in Italia, ma per farlo dobbiamo essere più efficienti e competitivi – sottolinea Giulio Ferrari, direttore industriale di Lactalis Italia -. La chiusura dello stabilimento di Caravaggio è stata una decisione dolorosa, ma ci consente di avere una struttura industriale più solida», con la «riduzione dei costi strutturali e non dei posti di lavoro».

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