Dal telefono al citofono, ogni giorno 12 truffe nella Bergamasca

IL FENOMENO. Nel 2025 oltre 4.500 episodi: dato su del 52,6% rispetto al 2019. L’identikit della vittima: anziana e sola in casa mentre il malvivente è «pendolare». Sul giornale in edicola lunedì 19 gennaio la rassegna con le varie casistiche e i consigli per evitare i raggiri.

Partono solitamente del telefono per «tastare» il terreno e capire se possono poi andare a colpire di persona, passando al citofono della vittima designata. Solitamente un anziano, ma non solo. Sono i truffatori che operano – on e offline – anche a Bergamo e provincia. Un fenomeno preoccupante e che, a guardare i dati, non dà segni di diminuzione: l’ultimo dato parla infatti di una media di 12 episodi denunciati ogni giorno a Bergamo e provincia. Cui si sommano, inevitabilmente, anche tutti i casi che non vengono denunciati, solitamente, nel caso delle truffe agli anziani, perché la vittima, una volta compreso il raggiro, tende a vergognarsene e spesso a non comunicarlo neppure ai proprio congiunti, a partire dai figli.

Il fenomeno

Non potendo più mettere a segno dei furti nelle abitazioni non più lasciate vuote, i ladri si sono trasformati in truffatori

Di fatti invece denunciati anche le cronache delle ultime settimane nella Bergamasca sono tristemente ricche. Quello dei raggiri – tecnicamente «schedati» nelle statistiche come «truffe e frodi informatiche» – era stato un tipo di reato che nemmeno la pandemia da Covid-19, ormai quasi sei anni fa, era riuscita a debellare: anzi, molti malviventi di altri «settori» criminali si erano dovuti reinventare – avevano ricostruito le forze dell’ordine – proprio per adeguarsi ai vari lockdown e agli altri provvedimenti attuati per contrastare la diffusione del virus. Non potendo, per esempio, più mettere a segno dei furti nelle abitazioni non più lasciate vuote da chi, anziché lavorare in sede, era in smart-working, i ladri si erano trasformati in truffatori, specializzandosi – se così possiamo dire – proprio nelle truffe da remoto.

Nel caso delle truffe agli anziani, la vittima, una volta compreso il raggiro, tende a vergognarsene e spesso a non comunicarlo neppure ai proprio congiunti, a partire dai figli

Tant’è vero che quell’anno il dato delle truffe denunciate – soprattutto informatiche – era stato di ben 3.460, contro le «sole» 2.948 del 2019: un aumento pari al 17,3% in dodici mesi. E rispetto, per esempio, al 2014, il dato era cresciuto di oltre mille denunce, salendo dalle allora 2.408 appunto alle 3.460 del 2020: un aumento percentuale del 43,6%. Il problema è che negli anni successivi il fenomeno non è diminuito: se nel 2020 (e in parte anche nel 2021) la maggior parte dei reati classici avevano registrato, per i motivi già spiegati, una consistente riduzione (per fare un esempio, i furti in abitazione denunciati nel 2019 erano stati 2.841, scesi a 1.721 nell’anno dello scoppio della pandemia) per poi lentamente riprendere, le truffe sono rimaste costanti negli anni. Lo dicono sempre i report.

Nel 2014 le denunce erano state appunto 2.408, nel 2019 erano salite a 2.948 e nel 2020 si era arrivati all’allora record di 3.460 denunce. Gli anni seguenti non erano però purtroppo stati da meno: per esempio nel 2023, ormai tre anni fa, si erano sfiorati i cinquemila casi denunciati (precisamente, 4.993), con una lieve diminuzione nel 2024, quando le denunce furono 4.365 (un calo percentuale pari al 12,5%). E per il 2025? Il dato ufficiale, quello che in gergo si dice «consolidato» e che viene impiegato ai fini statistici, ancora non è disponibile: la stima previsionale parla di circa 4.500 episodi denunciati a polizia di Stato, carabinieri, Guardia di finanza e polizie locali. In media, appunto, una dozzina di raggiri ai danni dei bergamaschi ogni giorno. Un dato cresciuto del 52,6% rispetto al 2019, l’ultimo anno pre-pandemia.

Le truffe sono cresciute del 52,6% rispetto al 2019, l’ultimo anno pre-pandemia

L’«identikit» della vittima

E della potenziale vittima le forze dell’ordine hanno anche stilato una sorta di identikit: a finire nel mirino dei truffatori sono soprattutto persone anziane, di entrambi i sessi con leggera prevalenza femminile, residenti da soli, in possesso di un telefono con un numero fisso, abitanti in grossi complessi residenziali e con familiari prossimi possibilmente non domiciliati nello stesso Comune. Il truffatore, di contro, è invece un professionista: i colpi vengono infatti preparati nel dettaglio, con una sorta di «indagine» sulla potenziale vittima, che viene – come detto – prima contattata telefonicamente e poi, quando il malvivente ha capito che potrebbe cascare nel raggiro, avvicinata di persona. A quel punto, però, il truffatore sa già molto della persona che vuole raggirare: che lavoro faceva prima di andare in pensione, come si chiamano i figli, dove vivono. Il truffatore è inoltre un pendolare: non vive a Bergamo. Ci viene, spesso in treno, solo per mettere a segno quella che è l’ultima fase del suo piano: la parte operativa. Che solitamente, purtroppo, va a segno.

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