Lunedì 26 Settembre 2011

Marino e il «miracolo» Atalanta:
«Imposto dal frullatore mediatico»

«Speriamo che il Tribunale dello sport decida di restituire alla classifica la vera meritocrazia, cancellando la responsabilità oggettiva». Pierpaolo Marino, direttore dell'area tecnica dell'Atalanta, torna sulla penalizzazione di 6 punti comminata al club orobico in relazione al coinvolgimento di un suo tesserato - Cristiano Doni - nella vicenda del calcioscommesse. «Saremmo primi senza la penalità? Per ora dobbiamo guardarci alle spalle. Certo, se il Coni restituisse credibilità e onestà a noi e al nostro capitano, che lo meriterebbe, potremmo puntare a qualcosa di più».

L'Atalanta è la sorpresa del campionato, 10 punti nelle prime 4 giornate. Un successo che arriva da lontano: «Il nostro è un progetto italiano, che discende da un presidente come Percassi, capitano dell'Atalanta in serie A e proveniente dal settore giovanile orobico - spiega il dt ai microfoni di "Radio Anch'io Lo Sport" su RadioUno -. E poi abbiamo un mago come Mino Favini, responsabile del settore giovanile, che ha sfornato in questi anni la fortuna delle dirigenze dell'Atalanta, consentendo plusvalenze sul mercato e discreto budget per comprare giocatori anche importanti».

Dell'Atalanta hanno sorpreso i nuovi acquisti: «Merito mio? Io sono il responsabile e devo coniugare il lavoro tra staff e allenatore, ma al mio fianco ci sono altre figure fondamentali - continua Marino -. Tutti parlano di Moralez e Denis, ma non vorrei dimenticare Masiello, difensore che secondo me potrà avere un futuro da Nazionale. E Lucchini, che ha più esperienza. Due elementi cardine per la squadra. E poi Bonaventura, Consigli e Capelli, altro prodotto del settore giovanile».

Inevitabile tornare alle scommesse e al processo sportivo che ha inguaiato l'Atalanta: «Abbiamo subito un'ingiustizia - chiarisce Marino -. Se in una banca un funzionario ruba, non è che si chiude la banca, ma si prendono provvedimenti contro il singolo. In un Paese in cui il fenomeno delle scommesse è dilagante, i giocatori sono sempre più a rischio corruzione. Non capisco perché debbano pagare le società, pregiudicando il proprio lavoro politico-economico. Ciò che abbiamo realizzato finora potrebbe far gridare al miracolo, ma il frullatore mediatico nel quale siamo finiti quel miracolo lo imponeva».

Dsp-Ral

© riproduzione riservata