Armi a casa e minacce, nei guai no-vax a Costa Volpino: pm valutano l’associazione a delinquere

Blitz della Digos, denunciato un operaio incensurato di 52 anni. Altri 7 indagati in tutta Italia. L’uomo, padre di famiglia, aveva una pistola e un fucile (regolari): sono stati sequestrati. Ritirato il porto d’armi.

Quando all’alba di giovedì 9 settembre ha aperto la porta della villetta vicina all’Oglio a Costa Volpino, dove abita con la famiglia, è rimasto piuttosto stupito nel trovarsi di fronte la Digos della questura di Bergamo. I poliziotti erano lì per perquisirgli la casa su delega della Procura di Milano, nell’ambito di un procedimento penale che lo vede indagato per «istigazione a delinquere aggravata». Lui, 52 anni, operaio con moglie e figli, non aveva mai avuto a che fare in passato con la legge: negli ultimi mesi si era però lasciato andare a commenti che gli inquirenti hanno ritenuto violenti e pericolosi in un canale Telegram ribattezzato «I guerrieri», balzati all’occhio della Digos di Milano che da qualche tempo indagano nell’ambiente dei no-vax e dei no green pass più estremisti.

Giovedì mattina al cinquantaduenne sono stati sequestrati il cellulare e il computer di casa. Ma soprattutto due armi che aveva in casa, legalmente detenute per uso sportivo, ma che, di fronte al tenore delle chat, procura e polizia hanno ritenuto idoneo togliere alla sua disponibilità . Si tratta di una pistola Beretta semiautomatica calibro 9x21 e di una carabina semiautomatica calibro 223, oltre a un secondo fucile, ma ad aria compressa, e a 250 cartucce per la pistola: un numero in eccedenza a quanto previsto dalla normativa per la detenzione delle munizioni a casa, che fissa a duecento il tetto massimo.

Motivo per cui l’operaio è stato anche denunciato a piede libero per l’eccedenza di munizioni. Il suo porto d’armi per uso sportivo, regolarmente rilasciato dagli uffici della questura, gli è stato inoltre cautelativamente ritirato . Se nelle chat di Telegram il cinquantaduenne si era lasciato andare a commenti che hanno portato alla perquisizione della sua casa e all’iscrizione nel registro degli indagati dai pm Alberto Nobili e Piero Basilone, lo stesso mai si era fatto notare nelle manifestazioni organizzate dai no-vax contro il green pass in centro a Bergamo. Anzi, non si sa di preciso nemmeno se vi avesse partecipato.

«Se era presente, non l’abbiamo notato né si è fatto notare», confida un inquirente. Un profilo molto basso, dunque, quello tenuto in pubblico dall’operaio di Costa Volpino. Che, invece, in chat si scatenava. Con lui sono stati indagati altri sette presunti estremisti no-vax, finiti nell’indagine della Sezione distrettuale antiterrorismo della Procura di Milano, che ha portato a perquisizioni in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Lazio .

I denunciati sono otto: cinque uomini e tre donne, il più giovane di 33 anni e gli altri tra i 43 e i 56 anni, due residenti in provincia di Milano, due in provincia di Roma, uno a Reggio Emilia, uno in provincia di Venezia, uno in quella di Padova e appunto il bergamasco di Costa Volpino . L’operaio cinquantaduenne era l’unico ad avere armi da fuoco in casa. Il no-vax emiliano deteneva invece una spada katana, un manganello telescopico e alcune bombolette di spray al peperoncino. A casa degli altri sequestrati infine coltelli e tirapugni.

Secondo la polizia di Milano questa frangia no-vax avrebbe voluto realizzare degli ordigni rudimentali e fai-da-te, farneticando in chat di voler «lanciare molotov contro i camion delle tv» o «gettare tritolo sul Parlamento con un drone ». Nella realtà dei fatti, tuttavia, i componenti del canale di Telegram – in tutto duecento persone – non si erano nemmeno mai incontrate tra loro. Alcuni, tuttavia, lo stavano per fare, in vista di una manifestazione contro il green pass in programma a Roma il prossimo fine settimana: motivo per cui la Procura e la Digos hanno deciso di intervenire a priori, scongiurando sul nascere ogni eventuale forma di violenza. T utti accomunati dall’essere fortemente contrari al vaccino contro il Covid-19 e al green pass, nessuno con un passato di militanza in gruppi di qualsivoglia natura, tra le varie iniziative che avevano fatto circolare nelle loro chat anche quella del lancio di uova al ministro della Sanità Roberto Speranza durante la sua visita (poi annullata) a Padova, lo scorso 2 settembre.

A ipotizzare l’agguato era stata una cameriera padovana, la cui casa ieri è stata perquisita. «Molto determinate e arrabbiate», hanno definito gli inquirenti lei e le altre due indagate. La Procura ritiene che il gruppo, benché non strutturato, stesse programmando azioni violente «tese a mutare o condizionare la politica governativa e istituzionale in tema di campagna vaccinale».

Ora la Procura di Milano sta raccogliendo elementi utili e sta valutando anche l’ipotesi di associazione per delinquere nelle indagini sul gruppo di No Vax, che si autodefinivano «guerrieri», perquisiti in un blitz della Digos col coordinamento del capo del pool dell’antiterrorismo milanese Alberto Nobili e del pm Piero Basilone. Si sta lavorando, infatti, per capire se esiste una «rete» più ampia rispetto agli 8 già indagati per istigazione per delinquere aggravata, anche perché alla chat su Telegram prendevano parte circa «200 persone».

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