(Foto di Bedolis)
PRIMO MAGGIO. La rivendicazione di un «lavoro dignitoso» è il tema scelto da Cgil, Cisl e Uil per la manifestazione del Primo maggio 2026: in tremila al corteo in centro a Bergamo, secondo i sindacati.
Bergamo
L’occupazione è ai massimi, ma le criticità non mancano: la sicurezza e il dramma degli infortuni, i salari erosi dall’inflazione, i timori per l’avvento dell’intelligenza artificiale. La rivendicazione di un «lavoro dignitoso» è allora il tema scelto da Cgil, Cisl e Uil per la manifestazione del Primo maggio 2026. Il corteo bergamasco è partito alle 10 da piazzale Marconi; in piazza, insieme ai sindacati, ci sono numerose realtà tra partiti e associazioni, oltre a singoli cittadini. In tutto circa tremila persone, secondo una stima degli stessi sindacati.
«Sembra paradossale nel 2026 parlare di dignità del lavoro, ma dentro questa parola rientrano la sicurezza, la retribuzione, i diritti – riflette Marco Toscano, segretario generale della Cgil di Bergamo -. Un’attenzione particolare è rivolta anche alle nuove forme di lavoro».
Per Francesco Corna, segretario generale della Cisl di Bergamo, «non ci sono scorciatoie per garantire le tutele: applicare i contratti giusti vuol dire salvaguardare i diritti fondamentali. Un’altra sfida è quella dell’accesso alla casa, sempre più difficile per giovani coppie e per chi arriva da fuori provincia per lavoro».
«L’impegno è anche per rafforzare la conciliazione vita-lavoro, fondamentale per il diritto a maternità e paternità»
«L’impegno è anche per rafforzare la conciliazione vita-lavoro, fondamentale per il diritto a maternità e paternità – aggiunge Pasquale Papaianni, coordinatore territoriale della Uil bergamasca -. Dobbiamo intercettare i nuovi bisogni e dare tutela».
Dopo il passaggio tra le vie del centro, sono previsti i comizi conclusivi in piazza Vittorio Veneto. L’intervento unitario è affidato a Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil nazionale: «L’introduzione delle nuove tecnologie sta cambiando l’organizzazione del mondo del lavoro: è necessario che questo non comporti l’espulsione di lavoratori. La digitalizzazione va governata».
Tra gli interventi dal palco, Maria Cristina Zarrella (delegata della Cisl Scuola) ha fatto riferimento anche agli ultimi fatti di cronaca accaduti nei contesti scolastici e alle tensioni che devono affrontare anche gli insegnanti, a partire dall’aggressione di Trescore dello scorso 25 marzo: «Il patto educativo si è incrinato, servono politiche pubbliche che affrontino la questione e supporti psicologici. Ma la scuola regge nonostante le condizioni in cui si opera»
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