Ponti, il Paese  si morde la coda

Ponti, il Paese
si morde la coda

Parafrasando Ennio Flaiano, verrebbe da dire che la situazione dei ponti è come quella dell’Italia, «drammatica ma non seria». In quale altro Paese, mentre i ponti vengono giù come foglie in autunno, si sarebbe dato vita ad un nuovo organismo di controllo, naturalmente nato sulla spinta emotiva di una ...

Ponti, il Paese
si morde la coda

Parafrasando Ennio Flaiano, verrebbe da dire che la situazione dei ponti è come quella dell’Italia, «drammatica ma non seria». In quale altro Paese, mentre i ponti vengono giù come foglie in autunno, si sarebbe dato vita ad un nuovo organismo di controllo, naturalmente nato sulla spinta emotiva di una tragedia (il crollo di Genova) salvo poi lasciarlo sostanzialmente fermo perché a) il suddetto ente è in attesa del parere del Consiglio di Stato sul regolamento attuativo e b) il medesimo è stato messo nero su bianco solo lo scorso agosto? Nota bene: l’emotività ha avuto il suo ruolo decisivo, ma un organismo del genere era previsto dalla normativa europea già dal 2008. Diciamo che ce la siamo presa comoda prima di partorire l’Ansfisa (che sta per Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali), un Leviatano paraministeriale che promette male già solo dal nome.