Adolescenti che non studiano e non lavorano: in azienda per superare il disorientamento

Il progetto «Wide-Spread lab» è un’opportunità per 133 ragazzi: un’iniziativa di Afp Patronato San Vincenzo con le Fondazioni Ubi e della Comunità bergamasca.

Aiutare i ragazzi a inserirsi nel mondo del lavoro, proponendo loro esperienze in aziende che possano aiutarli a formarsi, ma nello stesso tempo sostenere le ditte che potrebbero avere difficoltà nell’accogliere i ragazzi.

La risposta di Afp Patronato San Vincenzo, Fondazione della Comunità Bergamasca e Fondazione Ubi Banca Popolare di Bergamo al problema dei Neet (i giovani che non studiano e non hanno un’occupazione) è concreta e operativa: permettere ai ragazzi, anche in un momento difficile come quello attuale, di sperimentarsi all’interno di contesti lavorativi, acquisendo competenze e autostima, e sostenere allo stesso tempo le aziende che li accolgono, grazie a un contributo economico.

La seconda edizione

Il progetto si chiama «Wide-Spread Lab» e quest’anno è alla sua seconda edizione: nato nell’estate 2020, per rispondere alla prima emergenza post primo lockdown, in questi mesi si è arricchito di nuove possibilità ed è ripartito con una nuova energia. «Lo scorso anno – spiega don Marco Perrucchini, direttore generale di Afp Patronato San Vincenzo – c’era il bisogno, dopo la pandemia, di permettere ai ragazzi di sperimentarsi nelle aziende che non li avevano potuti accogliere in primavera. Ma come potevamo chiedere alle aziende di ospitarli, visti i problemi che anch’esse stavano affrontando in un periodo così delicato? Abbiamo pensato di dare un contributo a coloro che ospitavano i ragazzi in stage. È stato un successo: 153 ragazzi hanno potuto fare quest’esperienza. Il progetto aveva tanti obiettivi: prendersi cura della sfera emotiva, relazionale, di sperimentazione, dare un aiuto alle aziende, ma anche rafforzare il rapporto tra Afp e aziende».

Cambiate le esigenze

Un anno dopo le esigenze non sono più le stesse. «I bisogni sono diversi – continua don Perrucchini –, però abbiamo pensato di riproporre il progetto con alcune attenzioni nuove, per esempio pensando ai Neet, che sono davvero una grande emergenza contemporanea. Abbiamo immaginato di aiutare questi giovani a rafforzarsi, nelle proprie competenze, sia trasversali che operative».

I Neet non nascono Neet

Per questo, oltre a proporre agli studenti percorsi specifici di stage all’interno delle aziende (almeno 60 ore per studente), quest’anno sono stati organizzati anche laboratori interni al Patronato San Vincenzo, «per chi è un po’ meno strutturato – aggiunge don Marco Perrucchini – oppure per chi è troppo piccolo per poter fare uno stage. I Neet non nascono Neet, ma lo diventano. Noi cerchiamo di creare le condizioni perché vengano i ragazzi, si rafforzino e non si debba arrivare a quel punto. Elementi che spesso sono basici, ma che sono importanti. Abbiamo ritenuto importante non interrompere il volano positivo per i ragazzi, in un momento in cui è possibile rafforzarli e rispondere preventivamente a situazioni che potrebbero essere a rischio di ritiro sociale o Neet».

Sperimentazione produttiva

Un’opportunità che sta attualmente coinvolgendo 101 ragazzi per gli stage con le aziende e 32 per le esperienze laboratoriali.

Un progetto che continuerà anche nei prossimi mesi e per cui Abf e le Fondazioni hanno investito complessivamente 150 mila euro. «Credo che in questo percorso ci siano due aspetti che meritino di essere sottolineati – conclude don Marco Perrucchini –. Il primo riguarda la sperimentazione produttiva: non aspettiamo che le cose capitino, cerchiamo di creare le condizioni per farle capitare. Il progetto nasce da una particolare attenzione per il mondo dei Neet, che è una vera e propria emergenza contemporanea, a cui cerchiamo di dare risposte tramite tutto ciò che può aiutare a riattivare l’autostima dei giovani e attraverso quello che può avvicinarli al mondo del lavoro».

L’alleanza territoriale

Il secondo aspetto fondamentale è quello che riguarda l’alleanza territoriale: «È fondamentale che le due Fondazioni e il Patronato condividano uno sguardo e cerchino di inventare forme di risposta comuni a questi problemi. Qualcosa che, da soli, non riusciremmo a fare. Quello della coprogettazione non è un tema scontato».

© RIPRODUZIONE RISERVATA