Il cardinale Pizzaballa: guerra e violenza insensata. «È ora di fermarle»

LA LETTERA. Il Patriarca di Gerusalemme: solo ponendo fine a decenni di occupazione e dando una chiara prospettiva ai palestinesi si potrà avviare un serio processo di pace.

Una lettera rivolta «a tutta la Diocesi» di Gerusalemme, dunque ai cattolici che vivono in Israele, nei Territori Palestinesi (Cisgiordania e Gaza), Giordania e Cipro. È quella che ha pubblicato il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, il Cardinale bergamasco Pierbattista Pizzaballa: tre lunghe pagine dal contenuto insieme politico e spirituale su ciò che sta accadendo in Terra Santa. Perché ad oltre due settimane di distanza dallo scoppio di questa nuova guerra i razzi da Gaza continuano ad essere lanciati, gli ostaggi sono ancora nelle mani dei terroristi di Hamas, non cessano i bombardamenti sui civili da parte di Israele mentre gli aiuti umanitari sono bloccati, e l’invasione di terra della Striscia, seppure rimandata, sembra imminente. A testimonianza del fatto che – così inizia la lettera del Patriarca – «stiamo attraversando uno dei periodi più difficili e dolorosi della nostra storia recente».

Lo sguardo sul conflitto in corso non porta a sostenere una delle parti in conflitto, ma a denunciare le pesanti ferite subite sia sul lato israeliano sia palestinese. «La coscienza e il dovere morale – scrive il Cardinale Pizzaballa – mi impongono di affermare con chiarezza che quanto è avvenuto il 7 ottobre scorso nel sud di Israele, non è in alcun modo ammissibile e non possiamo non condannarlo. Non ci sono ragioni per una atrocità del genere. Il ricorso alla violenza non è compatibile col Vangelo, e non conduce alla pace. La vita di ogni persona umana ha una dignità uguale davanti a Dio. La stessa coscienza, tuttavia, con un grande peso sul cuore, mi porta oggi ad affermare con altrettanta chiarezza che questo nuovo ciclo di violenza ha portato a Gaza oltre cinquemila morti, tra cui molte donne e bambini, decine di migliaia di feriti, quartieri rasi al suolo, mancanza di medicinali, acqua, e beni di prima necessità per oltre due milioni di persone. Sono tragedie che non sono comprensibili e che abbiamo il dovere di denunciare e condannare senza riserve. È tempo di fermare questa guerra, questa violenza insensata».

«È solo ponendo fine a decenni di occupazione, e alle sue tragiche conseguenze, e dando una chiara e sicura prospettiva nazionale al popolo palestinese che si potrà avviare un serio processo di pace. Se non si risolverà questo problema alla sua radice, non ci sarà mai la stabilità che tutti auspichiamo».

La riflessione del Cardinale Pizzaballa poi si allarga: «È solo ponendo fine a decenni di occupazione, e alle sue tragiche conseguenze, e dando una chiara e sicura prospettiva nazionale al popolo palestinese che si potrà avviare un serio processo di pace. Se non si risolverà questo problema alla sua radice, non ci sarà mai la stabilità che tutti auspichiamo».

Ma il Patriarca dichiara di sentire anche «il bisogno di condividere una parola che abbia la sua origine nel Vangelo», e commentando le parole di Gesù alla vigilia della Passione, nel capitolo 16 del Vangelo di Giovanni, spiega: «Gesù non dice che vincerà, ma che ha già vinto. Anche nel dramma che verrà, i discepoli potranno avere pace. È sulla croce che Gesù ha vinto. Ha vinto il mondo, amandolo. Una pace così, un amore così, richiedono un grande coraggio – conclude Pizzaballa –. Avere il coraggio dell’amore e della pace qui, oggi, significa non permettere che odio, vendetta, rabbia e dolore occupino tutto lo spazio del nostro cuore. Significa impegnarsi personalmente per la giustizia, essere capaci di affermare e denunciare la verità dolorosa delle ingiustizie e del male che ci circonda, senza però che questo inquini le nostre relazioni. Significa impegnarsi, essere convinti che valga ancora la pena di fare tutto il possibile per la pace, la giustizia, l’uguaglianza e la riconciliazione».

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