Affitti brevi in Bergamasca, aumentano alloggi e pernottamenti: giro da 30 milioni di euro
IL FENOMENO. In sette anni cresciuti del 74,3% gli immobili su Airbnb. Nel 2024 erano 1.884. Incremento del 182,8% delle notti passate in città a Bergamo.
Un giro d’affari vicino ai 30 milioni di euro, una mappa punteggiata da quasi duemila strutture, un volume di posti letto che è quasi il triplo rispetto a quelli degli alberghi. Soprattutto, con una parabola di continua crescita.
In città il mercato degli affitti brevi, riassunto in una parola – e una piattaforma – con Airbnb, è diventato un pilastro dell’economia bergamasca: ha il proprio baricentro nel capoluogo, con una «appendice» che si spinge soprattutto nei dintorni dell’aeroporto, e incide con prepotenza nelle dinamiche immobiliari, spostando quote di appartamenti dalla locazione «classica» (di lungo termine) a quella dedicata ai turisti. Un processo di trasformazione urbana su cui ora si posa anche la lente degli urbanisti, attraverso uno studio del «Full», il «Future Urban Legacy Lab» coordinato dal Politecnico di Torino che sta dedicando focus specifici ai principali centri urbani interessati dal fenomeno. E Bergamo, vista la progressione esponenziale del turismo, è dentro questa cerchia.
Crescita e regolazione
«La città si caratterizza come un mercato “giovane” degli alloggi turistici presenti sulla piattaforma, segnato da una forte espansione e trasformazione nel periodo analizzato», si legge nella premessa del report, curato da Francesco Chiodelli (professore associato di Geografia economico-politica dell’Università di Torino, e bergamasco d’origine) con Francesca Cassiani (ricercatrice dell’Università di Torino).Con quale ricetta è lievitata la concentrazione bergamasca degli affitti brevi? «Alti tassi di crescita relativi a più indicatori di offerta e performance – generalmente superiori alla media nazionale, così come, spesso, anche a quella relativa alle principali destinazioni urbane italiane – suggeriscono una rapida evoluzione meritevole di particolare attenzione, per le implicazioni che può avere sulla città nel suo complesso e su alcune aree a elevata pressione in particolare». Ma, chiaramente, c’è anche un risvolto sociale non indifferente, che richiama alla convivenza con le altre anime della città: chi qui già ci vive e chi qui vorrebbe arrivarci non con un piccolo trolley, ma per mettere le radici per motivi di studio e lavoro. «Per far sì che la crescita del turismo si traduca in sviluppo turistico-territoriale e, dunque, in benefici diffusi, pare necessaria, proprio in questa fase, un’attenta regolazione e governance del fenomeno».
I dati
Gli esperti hanno preso come riferimento i dati di «AirDna», la fonte di dati più completa e affidabile su Airbnb, partendo dal 2017 e arrivando sino al 2024. Nel 2017, appunto, la città aveva contato 1.081 «unità attive», metro che indica tutti gli annunci attivi per almeno un giorno sulla piattaforma nell’anno di riferimento: nel 2024 si è saliti a 1.884 unità, con un balzo del 74,3%. Di pari passo è andata l’offerta dei posti letto, passati da 3.900 a 6.841 (75,4%): il triplo, all’incirca, dei 2.297 disponibili nei 25 alberghi del capoluogo.
L’«esplosione», in linea con i trend più ampi del settore turistico, riguarda soprattutto i pernottamenti (e dunque il corollario economico). Che aumentano proporzionalmente di più rispetto alla numerosità degli appartamenti disponibili, segno che a Bergamo si rimane più a lungo: se nel 2017 il bouquet di Airbnb ha sommato 89.421 notti prenotate, il 2024 si è chiuso a quota 252.909, segnando un incremento del 182,8% in sette anni. Insomma, questa ricettività è apprezzata: è il riflesso di un cambiamento nelle tendenze e nella ricerca dell’«esperienza», specie in mete che conservano alcune peculiarità culturali-urbanistiche, come Città Alta.
«In un contesto in cui i flussi turistici in città continuano a crescere – rimarca il dossier –, gli alloggi su Airbnb si prestano meglio delle strutture alberghiere a intercettare i mutamenti veloci di tali flussi». E allora non sorprende l’escalation economica di questo mercato, che nel 2017 cubava «solo» 6,6 milioni di euro, mentre nel 2024 il «fatturato» ha toccato i 26,7 milioni di euro: è più che quadruplicato in sette anni, sia per effetto del boom di turisti sia per un graduale rialzo dei prezzi. E considerando che anche il 2025 ha mantenuto presenze turistiche in rialzo, è verosimile immaginare che ora il giro d’affari di Airbnb in città muova attorno ai 30 milioni di euro annui.
Sorridono gli operatori, evidentemente: i gestori (non sempre sono necessariamente anche i proprietari dei «muri»), che spesso seguono più unità immobiliari, avevano chiuso il 2017 con un ricavo medio di 11.751 euro a testa, salito a 29.300 nel 2024 (+149,3%).
Identikit e geografia
Chi gestisce il mercato a Bergamo? È una delle domande del dossier, le risposte giungono dai numeri: il panorama cittadino era suddiviso nel 2024 tra 911 host (gestori), contro i 559 del 2017, e in media ciascuno controllava 2,1 unità. Prevalgono gli «small host», perché ben il 72,6% dei gestori ha una o due unità, mentre i «large host», ossia coloro che hanno in portafogli almeno 10 unità, si fermano al 5%.
Cartina alla mano, la distribuzione di questi immobili si sovrappone alle zone più «in» del turismo. In cinque quartieri si addensano quasi i due terzi di tutti gli Airbnb: Centro-Sant’Alessandro nel 2024 ha contato 428 inserzioni (22,7%), Città Alta 206 (10,9%), Borgo Palazzo 188 (10%), Centro-Pignolo 177 (9,4%), Centro-viale Papa Giovanni 135 (7,2%). Ma una certa effervescenza si coglie anche in zone periferiche come Redona e Malpensata, per poi continuare, fuori i confini cittadini, in quella porzione di cintura urbana più prossima all’aeroporto, e in particolare tra Azzano, Grassobbio, Orio e Seriate. Airbnb vola, evidentemente perché vola chi arriva in città.
© RIPRODUZIONE RISERVATA