Caporalato tra i riders: «Basta lavoro a cottimo»

L’INCHIESTA . La Procura indaga a Milano. La Cgil Bergamo: «Anche qui compensi sotto la soglia di povertà: da 2 a 4 euro a consegna».

Il faro dell’inchiesta è Milano, ma il fenomeno corre anche per le strade di Bergamo. La procura di Milano ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario per la Foodinho srl, la società che gestisce la piattaforma di consegne a domicilio Glovo, azienda spagnola con proiezioni globali, tra le principali nel ramo del delivery. L’accusa è quella di sfruttamento del lavoro, di fatto il caporalato: secondo il pm Paolo Storari che ha firmato il provvedimento, ai rider sarebbero pagati compensi «sotto la soglia di povertà». A Glovo fanno capo circa 40mila fattorini in tutta Italia: da Bergamo, la Cgil interviene per ribadire che «va superato il modello del food delivery fondato sul cottimo».

L’inchiesta di Milano «non ci sorprende – afferma Ayman Bourrai del Nidil Cgil Bergamo, la categoria che segue i lavoratori atipici –: da anni denunciamo che attorno al lavoro dei rider si è strutturato un vero e proprio sfruttamento, spesso definito caporalato digitale, che colpisce in modo particolare i lavoratori migranti. Anche a Bergamo vediamo salari a cottimo, compensi non dignitosi e condizioni contrattuali senza tutele, basate sull’uso improprio del lavoro autonomo». Secondo quanto raccolto dai sindacalisti, pure in terra orobica i compensi si aggirano tra i 2 e i 4 euro a consegna: «Paghe che non garantiscono un’esistenza libera e dignitosa e non sono proporzionate né alla quantità né alla qualità del lavoro svolto – rimarca Bourrai –. È un modello che scarica tutti i rischi sui lavoratori e che va cambiato».

Il fascicolo della procura milanese si basa peraltro su decine di testimonianze di rider. La Cgil rilancia così una battaglia storica: «Occorre superare il modello del food delivery fondato sul cottimo – aggiunge Bourrai -, eliminare i falsi contratti da lavoro autonomo e garantire compensi dignitosi, salute e sicurezza reali. Il recepimento della direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme può essere un passaggio decisivo per intervenire su tutti questi aspetti, ma non può essere rinviato o svuotato». Per la Nidil Cgil di Bergamo, «il provvedimento della magistratura milanese conferma la necessità di affrontare il tema non come un’emergenza isolata, ma come un problema strutturale che riguarda l’intero settore del food delivery, anche a livello locale». La procura di Milano ha nominato un amministratore giudiziario che affiancherà i vertici dell’azienda affinché vengano rispettate le regole.

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