Cresce il ricorso all’assegno di inclusione, ma resta esclusa metà delle famiglie povere

L’ANALISI. La Cisl ha analizzato i dati di Bergamo di Inps e Provincia: nel 2025 beneficiari sono aumentati del 9%, ma restano lontani dai numeri del Reddito di cittadinanza. «Misura poco universale», avverte Sonzogni.

Bergamo

A Bergamo, nel dicembre 2025, erano 3.160 i nuclei familiari percettori dell’Assegno di inclusione (ADI), per un totale di 5.889 persone e un importo medio di 615 euro. Un dato in crescita del 9% rispetto al 2024, ma ancora lontano dai livelli del Reddito di cittadinanza: nel 2023 i nuclei coinvolti erano oltre 7.600, con più di 14mila beneficiari.

Secondo le elaborazioni della Cisl di Bergamo su dati Inps, la provincia rappresenta l’8% del totale regionale e il numero reale dei nuclei nel 2025 sarebbe stato almeno del 5% superiore a quello registrato a dicembre.

Chi riceve l’Assegno di inclusione

Nel 91% dei casi il richiedente è cittadino italiano. I nuclei sono spesso piccoli e fragili: il 55% degli ultrasessantenni percettori vive solo, così come l’80% di chi si trova in condizioni di svantaggio certificato. Anche tra le famiglie con disabili, nel 38% dei casi il beneficiario è una persona sola.

Adi 67 e povertà relazionale

Per l’Adi destinato agli over 67, a dicembre 2025 si contavano 602 nuclei e 709 persone, con un importo medio di 458 euro. Un dato che, secondo la Cisl, evidenzia come alla povertà economica si accompagni spesso una povertà relazionale.

Cisl: «Adi, misura non universale»

«L’Assegno di inclusione– osserva Candida Sonzogni, segreteria provinciale Cisl manca di universalità rispetto alla reale condizione di povertà e rischia di non intercettare tutte le fragilità del territorio». Solo il 6% dei beneficiari è stato preso in carico dai Centri per l’impiego nel biennio 2024-2025, segno di fragilità complesse e multidimensionali.

Sostegno formazione lavoro: prevalgono le donne

Sul Sostegno Formazione Lavoro, a Bergamo sono state prese in carico 536 persone nel biennio, con un aumento del 60% nel 2025. Il 63% sono donne, soprattutto under 24 e over 50. «Resta aperta – conclude Sonzogni – la questione della reale capacità del mercato del lavoro di assorbire l’occupazione femminile».

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