Isee, la ricchezza dei nuclei sale del 7%. Ma il 55% dichiara meno di 20mila euro
DATI INPS. Nel 2025 l’indicatore in media è stato di 21.580 euro, in risalita rispetto ai 20.171 euro del 2024. Crescono però le fasce di reddito più basse. I sindacati: «Misure più incisive per sostenere il ceto medio».
Lo dice il nome stesso: è la fotografia della situazione economica «equivalente», dove l’insieme di reddito e patrimonio viene combinato all’ampiezza e alle caratteristiche del nucleo familiare. Nei nuovi dati dell’Inps sugli Isee elaborati nel 2025 in Bergamasca scorre appunto un quadro composito, che suggerisce una doppia tendenza: la «ricchezza» cresce, passo dopo passo (il valore medio è salito del 7% nell’ultimo anno), ma ben più della metà dei nuclei (che possono rappresentare singole persone o, più spesso vista la natura di questa dichiarazione, famiglie) rimane sotto i 20mila euro.
La fotografia
Vero, l’Isee è una lente particolare per leggere il tessuto socioeconomico, sia per il suo meccanismo (l’Isee non è esattamente la somma dei redditi del nucleo, perché c’è un coefficiente che determina il risultato finale) sia per la platea (non è obbligatorio richiederlo e presentarlo). Ma sicuramente è una cartina di tornasole sempre più diffusa: nel 2016 lo avevano ottenuto 68mila nuclei, nel 2019 si salì a 85mila, nel 2020 furono 115mila, nell’ultimo triennio ci si attesta attorno ai 150mila. Dal 2022, con l’introduzione dell’assegno unico, è diventata sostanzialmente una prassi comune a gran parte delle famiglie, a prescindere dal ceto, e non più circoscritta a chi si trova in difficoltà e necessità di prestazioni sociali. Ecco perché oggi, con numeri ampi, stabili e trasversali alle classi sociali, è un prisma attendibile per decifrare la società.
I dati
In media, nel 2025 l’Isee dei bergamaschi è stato di 21.580 euro, in risalita (+7%) rispetto ai 20.171 euro del 2024 e ai 18.840 del 2023 (sul biennio, al netto di alcune lievi modifiche nel metodo di calcolo, il balzo è del 14,5%). Dei 155.700 nuclei che hanno «ritirato» la certificazione lo scorso anno, 36.626 (il 23,5% del totale) hanno un Isee fino a 10mila euro, altri 49.808 (il 32%) si inseriscono nella fascia dai 10mila ai 20mila. Il 55,5% delle famiglie (o dei singoli) dunque non oltrepassa i 20mila euro: si concentra qui la maggioranza delle famiglie bergamasche, seppur con una decisa riduzione rispetto al passato (nel 2023 si arrivava al 63,9%, nel 2024 al 60%), e rammenta l’evidenza di una certa fatica, soprattutto se si pensa che quasi un nucleo su quattro non raggiunge i 10mila euro di reddito «equivalente».
Via via, ovviamente, i singoli «segmenti» si assottigliano: in 35.409 (22,7%) stanno nella fascia 20-30mila euro, in 18.304 (11,8%) in quella 30-40mila euro, altri 13.199 (8,5%) si posizionano tra i 40 e i 70mila, infine sono 2.354 (1,5%) quelli dai 70mila euro in su. Altri flash: sono 92.233 (il 59%) le famiglie che hanno richiesto l’Isee e hanno un figlio nel proprio nucleo (principalmente, necessitano della pratica per l’assegno unico o per le tasse universitarie), mentre si contano 23.011 nuclei (il 14,8% del totale) con una persona con disabilità al proprio interno. Quanti, invece, vivono in un’abitazione di proprietà? In 88.336, il 56,7% di questa «popolazione».
Tra fragilità e ceto medio
La riflessione di Marco Toscano, segretario generale della Cgil Bergamo, mette in luce l’esistenza di sacche di povertà anche nella pur ricca terra orobica: «Circa il 10% delle persone rinuncia alle cure, e questo è un indicatore significativo di difficoltà. Al tempo stesso, il ceto medio si schiaccia verso il basso: il problema salariale resta importante. La prima leva per migliorare la situazione è quella dei rinnovi contrattuali, l’altro fronte è la sterilizzazione del drenaggio fiscale: l’inflazione elevata di questi ultimi anni ha di fatto eroso gli aumenti contrattuali che effettivamente ci sono stati».
È sulla famiglia che si concentra Francesco Corna, segretario generale della Cisl Bergamo: «È il pilastro del futuro della nostra società. Proprio per sostenerla, in passato abbiamo proposto dei quozienti familiari (sistema fiscale che calcola le tasse dividendo il reddito complessivo del nucleo familiare in base al numero dei componenti, ndr), e poi c’è la questione della casa: è un bene di primaria importanza, ma sta diventando inaccessibile. Sul ceto medio, il ragionamento sarebbe ampio: la globalizzazione senza regole ha danneggiato anche il mondo del lavoro, spostando la ricchezza. Vanno rafforzate le tutele e il ruolo delle organizzazioni internazionali, mentre oggi assistiamo al loro indebolimento».
«Sono fondamentali politiche sociali adeguate all’attuale quadro demografico ed economico – ragiona Pasquale Papaianni, coordinatore territoriale della Uil Bergamo –. Spesso osserviamo una frammentazione o una sovrapposizione di interventi, mentre sono scoperti molti dei nuovi bisogni. Certo, non si può arrivare ovunque, ma servirebbe un cambio di prospettiva. Così come in Italia si invoca e c’è la necessità di un piano industriale, sarebbe utile pensare a un piano sociale. L’inclusione sociale è decisiva, le scuole hanno un ruolo prezioso anche nella lettura dei bisogni delle famiglie, mentre per i giovani occorre un patto educativo di comunità».
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