Mercato del lavoro sempre positivo ma in rallentamento anche in Bergamasca
IL RAPPORTO 2025. Il saldo fra assunzioni e cessazioni resta ampio ma cala rispetto ai tre anni precedenti. Si riduce la popolazione attiva, specie fra le donne.
Il Rapporto annuale restituisce un mercato del lavoro in provincia di Bergamo attraversato da tensioni nuove, dopo tre anni di espansione continua. Prova ne è il dato riferito al saldo fra le assunzioni e le cessazioni: nel 2025 resta ampiamente positivo (4.580, differenza fra 125.551 assunzioni e 120.971 cessazioni), ma in netto calo rispetto ai saldi dei tre anni precedenti che erano ben al di sopra di quota seimila. Le stesse assunzioni mostrano un rallentamento rispetto al triennio 2022-2024 e si riportano sulle 125mila come nel 2021. Pur calando le assunzioni nel tempo indeterminato (meno 7,7%), il saldo occupazionale è sostenuto da questa componente (6.511 posizioni in più) grazie alle trasformazioni contrattuali (17.523): in sostanza, meno assunzioni e più stabilizzazioni.
Aumentano le donne in cerca di lavoro
Il totale degli occupati è di 494.647 persone, con una perdita di 2.353 unità rispetto al 2024 (quando erano 497.000), corrispondente a una variazione negativa dello 0,5%. Il tasso complessivo di disoccupazione si attesta all’1,3%, il valore più basso in Italia, con lo 0,8% come tasso di disoccupazione maschile e il 2,1% femminile: gli uomini in cerca di lavoro diminuiscono di 1.351 unità, mentre le donne aumentano di 252. Il dato critico che emerge dal Rapporto annuale 2025, però, è la riduzione della popolazione attiva, che perde 3.753 unità, principalmente donne. Bergamo si colloca così al nono posto sulle dodici province lombarde per il tasso di attività sia maschile (77,5%) sia femminile (59,8%). In parallelo cresce il bacino di chi resta ai margini del mercato: le donne inattive arrivano a 148.874 e sono 6.034 in più rispetto all’anno precedente.
«A pesare sono fattori strutturali – commenta Luca Nieri, segretario Cisl territoriale –: servizi per l’infanzia insufficienti, scarsa flessibilità degli orari, salari modesti nei settori in espansione e una cultura organizzativa che fatica a modernizzarsi»
«A pesare sono fattori strutturali – commenta Luca Nieri, segretario Cisl territoriale –: servizi per l’infanzia insufficienti, scarsa flessibilità degli orari, salari modesti nei settori in espansione e una cultura organizzativa che fatica a modernizzarsi. Il risultato è un mercato che cresce a metà, non valorizzando tutte le potenzialità di donne e giovani, mantenendo ancoro un divario importante».
Gli stranieri, vero motore dell’occupazione
Un dato significativo contenuto nel Rapporto 2025 è che la componente straniera è ormai diventata il vero motore della tenuta occupazionale in provincia di Bergamo: il saldo dei lavoratori nati all’estero è di 3.594 persone, di cui 2.800 maschi. La quota di assunzioni di stranieri sale al 37,7% (per il 43,3% uomini e per il 29% donne), con una spiccata presenza nelle professioni non qualificate (59,7%), tra i conduttori di impianti e operai semi-qualificati (49,5%) e gli operai specializzati (47,4%).
«Con il calo demografico e con la saturazione dell’offerta di lavoro soprattutto nella componente maschile e autoctona – specifica Orazio Amboni di Cgil Bergamo – servirebbero una profonda riforma dell’apprendistato»
«Con il calo demografico e con la saturazione dell’offerta di lavoro soprattutto nella componente maschile e autoctona – specifica Orazio Amboni di Cgil Bergamo – servirebbero una profonda riforma dell’apprendistato (meno 6,2% le assunzioni con questo tipo di contratto, ndr) per attrarre di più i giovani e una politica dell’immigrazione che favorisca, invece che disincentivare, la formazione e l’inclusione degli immigrati che ora sono la principale e quasi esclusiva componente della crescita occupazionale».
Una trasformazione rilevante riguarda la tipologia occupazionale: il lavoro subordinato perde 15.653 posizioni, probabilmente penalizzato da salari stagnanti e ritardi nei rinnovi contrattuali, mentre quello autonomo ne guadagna 12.998, forse in virtù dell’alleggerimento delle aliquote.
Dove aumenta il lavoro
Nell’ambito del l avoro dipendente, i servizi coprono il 58,3% del totale delle assunzioni (73.238 ingressi) del 2025, l’industria incide per il 29,6% (37.205 ingressi), le costruzioni per il 12,1% (15.108 ingressi). «Il comparto delle costruzioni registra un saldo positivo (più 993), sostenuto anche dalla prosecuzione degli interventi legati al Pnrr, che continuano a generare effetti positivi in termini di produttività – fa presente Pasquale Papaianni, coordinatore provinciale Uil –. Al contrario, comparti strategici quali automotive, tessile e meccanica evidenziano segnali di contrazione rilevanti. In questo scenario, risulta fondamentale riflettere su interventi aggiuntivi a tutela del sistema produttivo territoriale, individuando strumenti e opportunità in grado di rilanciare competitività e stabilità».
A livello territoriale, il saldo tra assunzioni e cessazioni risulta in forte aumento nelle aree dei Cpi di Grumello del Monte e di Trescore Balneario, che guadagnano rispettivamente l’83% e il 41%. Bene anche Clusone, dove il saldo avanza del 18,3%, mentre Bergamo città registra una contrazione del 43%, Ponte San Pietro del 41%, Romano di Lombardia del 50%, Lovere del 13,5%, Treviglio dell’11,2%.
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