Primo Maggio, i sindacati rilanciano: «Lavoro dignitoso al centro»

LA MANIFESTAZIONE. A Bergamo sfilata venerdì 1 maggio alle 10 dalla stazione. Cgil, Cisl e Uil: più tutele, salari adeguati e diritti nell’era dell’intelligenza artificiale.

«Tutela della salute e sicurezza sul lavoro, lavoro stabile, salari adeguati e formazione costante anche sul fronte dell’innovazione e dell’Intelligenza artificiale»: questi sono i pilastri di «un lavoro dignitoso» rilanciati da Cgil, Cisl e Uil di Bergamo nel presentare il programma per il Primo Maggio. Venerdì il capoluogo sarà ancora palcoscenico della

tradizionale sfilata per la Festa dei lavoratori. La sfilata partirà dal piazzale della stazione alle 10 per raggiungere, dopo aver percorso le vie del centro cittadino, piazza Vittorio Veneto dove ci saranno i comizi finali, con la conclusione affidata a Ivana Veronese, della segreteria nazionale Uil. I leader dei tre sindacati bergamaschi - Marco Toscano (Cgil), Francesco Corna (Cisl) e Pasquale Papaianni (Uil) - hanno presentato il programma della giornata, nella mattinata di martedì 28 aprile, in una conferenza stampa nella sede della Cisl in via Carnovali - ponendo l’accento sulla necessità di arrivare a una contrattazione che offra «nuove tutele e nuovi diritti, per una provincia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale».

LA MESSA DEL VESCOVO ALLA SEDE DELLA TEB

Il tema scelto è proprio quello del lavoro dignitoso: «Il Primo Maggio è una giornata di mobilitazione collettiva, per ribadire che il lavoro non è una merce ma un diritto - hanno spiegato i tre leader sindacali -. Anche nella nostra provincia l’alto livello occupazionale (circa

Quella di Bergamo è una provincia a forte vocazione manifatturiera dove la trasformazione tecnologica, l’innovazione e l’intelligenza artificiale stanno ridefinendo tempi, modalità e contenuti del lavoro

500mila occupati e un tasso di disoccupazione dell’1,3%) si accompagna a forme di lavoro precario, part-time involontario e migliaia sono le persone che pur lavorando non riescono a uscire dalla soglia di povertà. Serve più contrattazione, a tutti i livelli, per garantire condizioni di lavoro dignitose e una corretta conciliazione vita-lavoro che segua i cambiamenti della società attuale. Serve sostenere e promuovere la contrattazione fatta dalle organizzazione sindacali maggiormente rappresentative, mettendo fine, una volta per tutte alle spirali di dumping contrattuale che hanno interessato diversi settori negli ultimi anni. Quella di Bergamo è una provincia a forte vocazione manifatturiera dove la trasformazione tecnologica, l’innovazione e l’intelligenza artificiale stanno ridefinendo tempi, modalità e contenuti del lavoro. Un cambiamento che può rappresentare un’opportunità, ma che deve essere governato per evitare nuove disuguaglianze e nuove forme di precarietà. Garantire un lavoro dignitoso significa contrastare la precarietà e ridurre le disuguaglianze.

Altro tema è quello dell’occupazione femminile, che a Bergamo è sotto la media regionale. «Mancano politiche di sostegno alla famiglia e il lavoro di cura e assistenza ricadono sulla donna, obbligata a fare part time - hanno evidenziato i sindacalisti -. Serve un insieme di sostegni alla famiglia, dai nidi ai servizi per non autosufficienti e liberare il lavoro delle donne, necessario in una provincia che avrà bisogno di una maggiore partecipazione al mercato del lavoro». Infine l’emergenza abitativa: «Il pubblico deve farsi carico di iniziative utile a agevolare l’acquisto della casa, o l’affitto in casi specifici, a seconda delle necessità dei cittadini. La politica abitativa deve tornare a essere importante negli atti amministrativi di ogni realtà locale».

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