Restare al lavoro col 10% di salario in più: opzione per oltre 5mila bergamaschi

PREVIDENZA. Da lunedì 1° settembre al via il «bonus Giorgetti» riservato a chi ha i requisiti per la pensione anticipata.

Le somme si tireranno a fine anno, e per allora si capirà anche l’eventuale rinnovo. Il «bonus Giorgetti», l’incentivo per chi sceglie di rimanere al lavoro nonostante abbia i requisiti per andare in pensione anticipata, e che prende il nome dal ministro dell’Economia, è ormai realtà: a inizio agosto è cominciato il pagamento per i lavoratori dei fondi speciali (come Poste e trasporti), dal 1° settembre sarà erogato a tutti gli altri dipendenti privati, tra ottobre e novembre la copertura sarà totale anche per i dipendenti pubblici.

Lo disciplina una circolare dell’Inps emanata a metà giugno, con tutti i dettagli; il criterio di

fondo è quello di essere lavoratori dipendenti e avere maturato, entro il 31 dicembre 2025, 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) indipendentemente dall’età anagrafica. E se si sceglie di restare in azienda, anziché «ritirarsi», si può richiedere tramite il sito dell’Inps questo nuovo incentivo, che si traduce nel versamento sullo stipendio dei contributi previdenziali a carico del lavoratore: in altri termini, un’«aggiunta» – che sarà esentasse – pari al 9,19% della retribuzione lorda.

Cinquemila bergamaschi interessati

Teoricamente, potrebbero essere alcune migliaia i bergamaschi interessati: stando alla banca dati dell’Inps, tra il 2021 e il 2024 si stima una media di poco più di 5mila residenti in Bergamasca che hanno avuto accesso alla pensione anticipata, con una tendenza di costante riduzione. Ovviamente, bisognerà capire quanti di questi potenziali beneficiari sceglieranno di aderire al «bonus Giorgetti». La misura scadrà il 31 dicembre: nei primi due mesi di apertura delle domande, in tutta Italia sono state circa 7mila le domande pervenute.

«Al momento, le richieste non sembrano molte – rileva Marco Toscano, segretario generale

della Cgil Bergamo, sulla base dei primi dati dell’Inca -. Chi intende accedere al bonus non lo fa per arrivare poi alla pensione con il requisito dell’età anagrafica (quindi ad esempio i 67 anni, ndr), ma solo per un allungamento di pochi mesi». Dinamiche, queste, che sono legate principalmente «a un migliore passaggio di consegne – ipotizza Toscano -, oppure come chi matura la pensione a metà anno e preferisce farla decorrere dall’inizio dell’anno successivo. Se l’idea del governo era mettere in campo un provvedimento che va nella direzione di ritardare la pensione, non mi sembra stia accadendo». La questione è anche politica: «Il governo, e soprattutto la Lega, ha fatto campagna elettorale promettendo di smontare la riforma Fornero, ma di fatto sta varando provvedimenti per aumentare la permanenza lavorativa – nota Toscano -. Le persone invece proseguono il lavoro ancora per qualche mese, poi di fatto, e dal mio punto di vista giustamente, accedono alla pensione».

Le nuove proposte

Oltre a questo incentivo, il dibattito delle ultime settimane ha rilanciato nuove proposte di riforma sul tema. «L’estate è spesso un periodo di discussioni, poi vedremo le proposte reali – premette Francesco Corna, segretario generale della Cisl Bergamo -. La nostra posizione è sempre stata questa: dare delle certezze ai lavoratori, e non continuare a fare delle riforme. Quanto al bonus, ribadiamo un concetto di fondo: bisogna distinguere tra le esigenze delle persone, dei lavoratori. Servono norme chiare e stabili, che da un lato diano sì incentivi a chi

intende rimanere al lavoro, ma al tempo stesso garantire la possibilità di uscita dal lavoro a chi ne ha bisogno. Penso soprattutto alla salvaguardia di chi affronta carichi di lavoro pesanti, svolge mansioni usuranti o turni notturni. Serve un approccio a lungo termine che tenga conto delle condizioni individuali».

Per Pasquale Papaianni, coordinatore territoriale della Uil Bergamo, è «bene incentivare l’esperienza consentendo la permanenza in servizio tramite agevolazioni fiscali e contributive, ma sarebbe interessante capire se tale misura possa essere anche capovolta, cioè consentendo le stesse agevolazioni ai giovani che vengono assunti a fronte di un pensionamento anticipato. È lampante la necessità di una riflessione in ordine alle tante tipologie di lavoratori e lavoratrici che preferirebbero accelerare la propria pensione. Ci sono svariate tipologie di lavori che mettono a repentaglio lo stato di benessere e di salute dei lavoratori, mansioni che mostrano evidenti limiti anagrafici: si pensi ai settori dell’edilizia, dei trasporti, della sanità, dell’educazione».

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