Afghanistan, il ritiro e lo spettro delle guerra civile
Bambini per le strade di Kandahar, Afghanistan

Afghanistan, il ritiro
e lo spettro delle guerra civile

Così Joe Biden ha annunciato il ritiro delle truppe Usa (3 mila uomini) e per conseguenza di quelle Nato (7 mila) dall’Afghanistan. E ha scelto una data suggestiva, l’11 settembre, il giorno delle Torri Gemelle, per completare il ritiro. Non ha senso attardarsi sul fatto che, anche qui, il nuovo presidente ripercorre le orme di quello passato, prendendosi solo qualche mese di margine, settembre contro il maggio ipotizzato da Donald Trump. Contano di più altri due fatti, che lo stesso Biden ha in parte sottolineato. Il primo è che questa guerra ventennale è stata un colossale fallimento. Per condurla solo gli Usa hanno speso 2 trilioni di dollari (2 mila miliardi), una somma con cui si sarebbe potuto prendere l’Afghanistan e rifarlo nuovo. Per combatterla sono morti 3.541 soldati internazionali, quasi 7 mila soldati afghani, decine di migliaia di guerriglieri e soprattutto circa 200 mila civili che, secondo le statistiche più credibili, per il 40% sono stati uccisi proprio da coloro che da mezzo mondo erano arrivati a liberarli.

E il risultato qual è? Con ogni probabilità, nel giro di pochi mesi assisteremo a una riedizione della guerra civile degli anni Novanta, perché i talebani sono rinati e si sono rafforzati, tanto che possono sedersi come autorevoli interlocutori al tavolo delle trattative di pace. È chiaro che per il futuro dell’Afghanistan hanno progetti molto ma molto diversi da quelli di coloro che, con più o meno successo, governano all’ombra dei fucili Nato.

E con ogni probabilità saranno i talebani a vincere, forti del consenso che, soprattutto nelle campagne, non hanno di fatto mai perso. Come in un perverso gioco dell’oca, quindi, torneremo quasi esattamente alla casella del via. Vent’anni e 300 mila morti dopo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA