Giustizia, la riforma e il circo mediatico

Una delle partite principali del governo di Mario Draghi impegnato ad attuare il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) per ottenere i fondi europei del Recovery Plan sarà quella della riforma della Giustizia: processo penale, processo civile, amministrazione giudiziaria e Csm. Il corposo dossier è in mano a Marta Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale e candidabile al Quirinale del dopo Mattarella, che ieri incontrando i capigruppo parlamentari ha detto parole molto nette sui giudici («Da rifondare il rapporto tra magistratura e popolo»), sulle riforme («Le più urgenti e improcrastinabili») sugli obiettivi da perseguire («Indipendenza, imparzialità, efficienza») sugli atteggiamenti da cambiare tra i giudici («seguire chi agisce con professionalità e riserbo»).

Giustizia, la riforma e il circo mediatico
Mario Draghi
(Foto di Ansa)

I parlamentari hanno presentato una montagna di emendamenti, circa 400, che potrebbero modificare anche molto il testo elaborato dalla commissione istituita nel ministero di via Arenula e presieduta dal costituzionalista Massimo Luciani. Un testo che piace al Pd ma scontenta in quasi egual misura sia i partiti a impianto giustizialista (i 5 Stelle) sia quelli più garantisti (Forza Italia) mentre la Lega ha deciso di prendere una strada tutta sua presentando con i Radicali sei quesiti referendari sull’ordinamento giudiziario. Non sono pochi quelli che criticano Matteo Salvini per un’iniziativa di questo tipo per la quale, contraddittoriamente, da una parte il Carroccio, come partito di governo, collabora con la Cartabia alle riforme, e nello stesso tempo, come se fosse all’opposizione, si appella al popolo sovrano mediante referendum. La mossa serve a mantenere sotto tiro proprio le iniziative della ministra.

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