Il cortile di casa nel mondo multipolare

Il cortile di casa
nel mondo multipolare

La globalizzazione, i social media e i confini aperti hanno ampliato in maniera enorme la tradizionale frattura esistente tra obblighi imposti dalla geopolitica, esigenze (o incapacità) delle dirigenze al potere e i cambiamenti che richiedono a gran voce le società nazionali alle loro leadership. Sono tanti, forse troppi, i casi che si possono elencare oggi. L’ultimo in ordine di tempo è quello di Cuba, ma negli ultimi mesi abbiamo osservato soprattutto quelli della Bielorussia, di Myanmar e di Hong Kong. Manifestazioni di piazza imponenti sono state sedate in maniera violenta, spesso con spargimenti di sangue. La repressione seguita non ha mancato come prima misura quella di spegnere Internet ed il flusso continuo di informazioni.

Ufficialmente tale scelta poliziesca è dettata dalla necessità di evitare «interferenze esterne», ma, invero, anche per bloccare logisticamente gli oppositori. Ed alla fine, in genere, con l’aggiunta di una lunga tattica di logoramento le dirigenze contestate riescono ad allungare la loro permanenza al potere, contrabbandandola come «la stabilità che vince».

La vicinanza geografica di una Potenza incide e non poco – in un senso o nell’altro – sugli eventi. Così per il momento, come in quelli passati, anche nel XXI Secolo il mondo rimane prevalentemente diviso in sfere di interesse.

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