Il deficit e la verità difficile sul decimale

ITALIA. Il fatto che l’Italia sia restata sotto sanzione europea solo per un decimale (3,1% del deficit) è una circostanza sfortunata, oppure c’è qualcosa di sottostante da capire meglio?

Le interpretazioni sono state sostanzialmente due, una virtuosa (dar atto ad Istat e Governo di non aver forzato i numeri accettando sportivamente il verdetto) e una maliziosa (di chi è la manina che ha fatto questo scherzo a Giorgetti?). Ma forse c’è una terza chiave legata - altro che brutto scherzo - alla spendibilità politica di un alibi antieuropeo per la difficoltà di mettere in campo una legge di bilancio 2027 di carattere elettorale. Lo 0,1% non sarebbe stato insomma una sorpresa e del resto uscire dalla procedura di infrazione non sarebbe stata in ogni caso una passeggiata di salute, perché vuol dire comunque obbedire ad obblighi pesanti. Meglio evitarli e piangere per quello 0,1 sfortunato. E naturalmente abbaiare alla luna capitalizzando consenso antieuropeo. Per verificare la fondatezza di questa spiegazione sarà utile monitorare il comportamento immediato e futuro del ministro dell’Economia, forse per nulla spiazzato dall’evento e attento se mai della pressione del suo partito, infatti già impegnato a stracciare il Patto di stabilità. Con tanti saluti agli azionisti «liberali» di Forza Italia, da piegare ancora una volta al capriccio sovranista.

Bisogna far concorrenza ai Conte e ai Fratoianni, con il terrore che ne approfitti Vannacci, come se la crisi della Nato non ci fosse e mezza Europa delle nazioni già non si stesse attrezzando, in un contesto internazionale sempre più preoccupante

Siamo a un anno, forse meno, dalle elezioni. Trovare un nemico è necessario e l’Europa va sempre bene. Per di più, sul tavolo c’è un problema grosso come la questione difesa, sul quale si agita una parte importante della stessa opposizione. Bisogna far concorrenza ai Conte e ai Fratoianni, con il terrore che ne approfitti Vannacci, come se la crisi della Nato non ci fosse e mezza Europa delle nazioni già non si stesse attrezzando, in un contesto internazionale sempre più preoccupante. È vero che la guerra in Iran non è la nostra guerra, ma ci colpisce pesantemente. La Germania costruisce bunker nelle metropolitane e noi neghiamo l’evidenza?

Il rimbrotto della premier

Tornando alla necessità di monitorare bene Giorgetti, rileviamo che, come prima cosa, ha fatto il pessimista suscitando anche l’affettuoso rimbrotto della premier e poi ha sostenuto due argomenti: non c’è spazio per spendere in difesa e piuttosto Bruxelles deve consentirci di affrontare l’emergenza economica senza tanti vincoli. La classica contrapposizione demagogica tra burro e cannoni è sullo sfondo. Il problema è che le regole europee indicano due soluzioni del tutto opposte a questa narrazione: spendere in deficit per la difesa si può, bloccare la legge di stabilità non si può. Sforare il 3% per la difesa è infatti consentito anche ai Paesi sotto procedura (Regolamento Ue 2024/1263), mentre violare la legge di stabilità si può solo in caso di catastrofe economica («circostanze eccezionali fuori del suo controllo») e comunque con un consenso generale che per ora non c’è. Meloni spera di trovarlo per strada perché altri Paesi gradirebbero, e certamente la rigidità ha molti difetti in un quadro così dinamico e trumpiano, ma certo il problema non si risolve sparando l’invettiva che l’Italia farà comunque da sé, cioè violerà autonomamente le regole, come proclama ogni giorno il suo vice, Salvini.

La posizione di Giorgetti

Dunque, Giorgetti per ora racconta una doppia non verità che fa contento Salvini ma lascia prevedere mesi di turbolenza non proprio in linea con la necessità di un’Europa protagonista del nuovo spazio lasciato dalle mattane di Trump. Difficile fare gli statisti sotto elezioni, soprattutto se non se ne ha la vocazione, ma almeno un po’ di serietà non guasterebbe. Questo tanto più in tema di difesa, visto che come da severi documenti del Ministero italiano, siamo già in piena guerra ibrida.

Giorgetti tempo fa aveva messo le mani avanti dicendo che la spesa per la difesa (in applicazione degli impegni presi con Trump e la Nato) si sarebbe affrontata solo una volta usciti dalla procedura di infrazione. Ora che è aiutato dallo 0,1%, può trovare sponda irresponsabile in personaggi come Giuseppe Conte che parlano di 12 miliardi di spesa che in realtà non esistono nei nostri bilanci. Ma la questione rimane, perché sulla sicurezza nazionale non si scherza.

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