La sconfitta porta a galla i problemi soffocati
ITALIA. Era davvero una pia illusione che il referendum, anche in caso di sconfitta del fronte del Sì, non avrebbe intaccato il governo, né la sua stabilità né la sua composizione.
Ma evidentemente il netto rifiuto della riforma della magistratura da parte dell’elettorato - raramente così numeroso ad un referendum - sta provocando un terremoto interno le cui onde si spingono più lontano di quanto potessimo immaginare. È come se la sconfitta avesse fatto venire a galla tutti i problemi e le contraddizioni che hanno contraddistinto questi quattro anni ma che pure sono stati soffocati dal potere, dall’immenso potere, che il centrodestra a guida post missina aveva conquistato dopo decenni di astinenza.
Meloni e la linea dura dopo la sconfitta
Di fronte a questo, Giorgia Meloni ha - come da suo carattere - affrontato la tempesta con il piglio del comandante: si è sbarazzata dell’imb arazzante sottosegretario alla Giustizia Delmastro, pure coperto nelle sue precedenti gaffes prima di scoprire che si era messo in
«Tagli e decisioni rapide per contenere la crisi»
affari con una famiglia di Camorra; come si è liberata della capa di Gabinetto di via Arenula strenuamente difesa dal ministro Nordio, quella Giusi Bartolozzi, magistrata siciliana, che voleva «togliersi dai piedi» i «magistrati che sono un plotone di esecuzione». Infine, anche se di per sé non implicata nella rotta referendaria, è stata l’occasione per congedare bruscamente Daniela Santanchè la quale, per quanto carica di provvedimenti giudiziari, aveva finora resistito al suo posto, protetta dal presidente del Senato La Russa e da chissà cos’altro. Giorgia ha decretato: fuori tutti.
L’opposizione all’attacco del governo
L’opposizione grillina maramaldeggia: «Pensate di cavarvela così? Non basta!». L’opposizione insegue la preda grossa, il ministro Nordio, il fautore della riforma, sperando in
«Nel mirino anche il ministro Nordio»
una uscita anche sua dal ministero. E naturalmente, sempre l’opposizione, chiama in causa direttamente la presidente Consiglio: Meloni ha fatto di tutto per non cadere nell’errore che fu fatale a Renzi («Se perdo il referendum non me ne vado») e adesso sta tagliando teste buttandole giù nella cesta per evitare che l’ombra della sconfitta copra anche lei.
Le tensioni dentro Forza Italia
Ma, dicevamo, i cerchi che si allargano dall’epicentro vanno a toccare gli alleati, a cominciare da Forza Italia. La gestione di Tajani, considerata poco battagliera e troppo ancorata alle vecchie facce, è da tempo contestata dalla famiglia Berlusconi (che ha nei suoi forzieri non solo la corona del capostipite ma anche concreti «pagherò» firmati dagli amministratori di
«La gestione Tajani contestata dopo il voto»
Forza Italia). E così a farne le prime spese è Maurizio Gasparri, veterano fedelissimo di Tajani, ma considerato ormai appartenente ad un passato da archiviare, e per quanto il suo successore, che è la figlia di Craxi, Stefania, non sia certo una liceale. I due si scambieranno le cariche: la più esposta, quella di capogruppo al Senato, a Stefania; la più defilata, la presidenza della Commissione Esteri, a Gasparri. Certo Forza Italia, al di là di questi balletti, dovrà pur spiegare come mai in tutte le regioni dove governa - la Sicilia, la Calabria, la Basilicata - i No alla riforma hanno largamente sopravanzato i Sì: chi è che non si è impegnato? È una domanda che bruscamente Giorgia Meloni ha già cominciato a porre.
La posizione della Lega
Per quanto anche la Lega navighi in acque procellose, tuttavia non può essere accusata di pigrizia: Veneto e Lombardia sono le regioni dove più ha vinto il Sì, anche se - mormorano a Palazzo Chigi e a via della Scrofa - Salvini non lo si è visto nella migliore delle sue performance, tant’è che il giorno del risultato era fuori Italia a celebrare l’amico Orban.
La sfida dell’opposizione
Siccome vincere è molto più complicato che perdere una battaglia politica, adesso toccherà al Campo largo dimostrare di essere capace di trarre frutto dalle sfortune dei suoi avversari.
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