L’Europa non può più stare a guardare

La guerra si è trasferita di colpo alle Nazioni Unite, l’ente finora più inutile e assente rispetto all’atroce guerra in Ucraina e all’ipotesi di una soluzione diplomatica. Il presidente Zelensky è intervenuto a distanza, ma da par suo. Denuncia la pigrizia dell’Onu, chiede una conferenza internazionale per riformarlo, chiede un «processo di Norimberga» per politici e generali russi coinvolti nelle stragi di civili, denuncia altri casi di massacro di civili nel suo Paese e persino torture sui bambini. Poco succederà nel corpaccione delle Nazioni Unite, il cui Consiglio di Sicurezza è paralizzato dai veti incrociati di Usa e Regno Unito da un lato, Russia e Cina dall’altro.

L’Europa non può più stare a guardare

Non v’è dubbio, però, che le immagini arrivate da Bucha abbiano impresso una scossa non solo all’opinione pubblica, ma anche a un assetto internazionale che sembrava un po’ fossilizzato nello sdegno, quasi abituandosi al dramma in corso. Ursula von der Leyen, presidentessa della Commissione europea, annuncia che andrà a Kiev, buona ultima tra i politici europei di un qualche rango. Centocinquanta diplomatici russi sono stati espulsi in un giorno da diversi Paesi e dalla Ue, e benché il nostro ministro degli Esteri Di Maio parli di «ragioni di sicurezza» (erano spie, insomma) risulta difficile non collegare il provvedimento con i fatti di Bucha.

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