L’inchiesta sul Garante, terremoto politico

ITALIA. Seimilasettecento euro per una montagna di saporite bistecche acquistata dal macellaio più costoso del centro di Roma, e una casa in affitto a due passi dal Pantheon: Pasquale Stanzione, presidente dell’Autorità garante della privacy su indicazione del Partito democratico, si dice «tranquillissimo» e non ha alcuna intenzione di dimettersi.

Ma lo scandalo che ha investito lui e tutto l’ufficio del Garante non è solo un’inchiesta giudiziaria della Procura di Roma: è un terremoto politico che ha scoperchiato rapporti opachi tra potere e organi di garanzia, conflitti di interesse tra i commissari e portatori di interessi di parte insieme ad un uso per dir così «disinvolto» dei rimborsi spese, moltiplicatisi a dismisura proprio con l’attuale gestione.

L’Autorità per la Privacy che dovrebbe difendere i cittadini dagli abusi sui dati personali si ritrova dunque al centro di un caso che mette in discussione la sua stessa legittimità

L’Autorità per la Privacy che dovrebbe difendere i cittadini dagli abusi sui dati personali si ritrova dunque al centro di un caso che mette in discussione la sua stessa legittimità. La politica si divide: chi attacca e chi si trincera. L’opposizione non ha perso un secondo: la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha definito il quadro «grave e desolante», chiedendo l’azzeramento immediato del Collegio. Per lei, non c’è spazio per mezze misure: «Serve una discontinuità totale». Una linea dura che trova sponda nel Movimento 5 Stelle e in AVS, già mobilitati sul fronte della libertà di stampa dopo le rivelazioni giornalistiche di «Report» che hanno anticipato e messo in moto l’inchiesta giudiziaria. Chiedendo le dimissioni del Garante, la sinistra quindi implicitamente difende «Report» e il suo conduttore Sigfrido Ranucci, più volte oggetto di attacchi da parte del centrodestra e di censure e multe proprio dal Garante.

I servizi di «Report» hanno messo in luce una gestione delle risorse pubbliche che definire «allegra» è già un eufemismo. Le contestazioni, secondo gli atti, compongono un mosaico inquietante: uso dell’auto di servizio per fini privati, viaggi in business class, rimborsi e alloggi di lusso, spese anomale: fiori, bevande, palestre e spa, la carne in macelleria

E infatti la maggioranza si chiude a riccio: questo si spiega perché in un organo politicamente lottizzato da tutti i partiti, il caso più imbarazzante riguarda Agostino Ghiglia, esponente di Fratelli d’Italia e membro dell’Authority, accusato non solo di aver sostenuto spese non riconducibili al suo mandato, ma soprattutto di essersi recato (con l’auto blu) nella sede del suo partito per incontrare Arianna Meloni, sorella della premier, alla vigilia di un provvedimento del Garante nei confronti proprio di «Report» e di Ranucci che, puntata dopo puntata, stava pubblicando rivelazioni imbarazzanti nell’attività del Garante. Fratelli d’Italia reagisce con la consueta controffensiva: parla di attacco politico, di «inchieste mediatiche pilotate», di un tentativo di delegittimare l’istituzione. Ma la difesa suona più come una barricata che come una spiegazione.

Il Garante della Privacy è uno dei pilastri della democrazia digitale. Deve essere indipendente, trasparente, inattaccabile.

Report e le scoperte scomode

I servizi di «Report» hanno messo in luce una gestione delle risorse pubbliche che definire «allegra» è già un eufemismo. Le contestazioni, secondo gli atti, compongono un mosaico inquietante: uso dell’auto di servizio per fini privati, viaggi in business class, rimborsi e alloggi di lusso, spese anomale: fiori, bevande, palestre e spa, la carne in macelleria appunto. E poi rapporti con le «big tech»: un incontro con un dirigente di Meta seguito dall’annullamento di una multa milionaria, e anche sospette tessere Vip per i voli di «Ita» valevoli migliaia di euro. Non si tratta di episodi isolati, ma di un sistema di gestione che gli inquirenti definiscono «non conforme alle finalità istituzionali». Del resto il Garante della Privacy è uno dei pilastri della democrazia digitale. Deve essere indipendente, trasparente, inattaccabile. Oggi, invece, è un’istituzione sotto assedio: la politica la usa come campo di battaglia, la magistratura la setaccia, l’opinione pubblica la guarda con sospetto.

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