Lo scivolone del Governo sul bonus per i rimpatri
ITALIA. Per il Governo, il caso del giorno riguarda il decreto sicurezza: gli uffici del Quirinale hanno eccepito sull’emendamento che riconosce un’indennità agli avvocati che aiutino gli immigrati a scegliere la strada del ritorno volontario in patria.
È un emendamento che non piace a nessuno: al ministro Giorgetti perché rappresenta una spesa, a Forza Italia perché sente odore di remigrazione, all’opposizione perché lo ritiene anticostituzionale e razzista, agli avvocati perché nessuno ha chiesto il loro parere. E pare che non piaccia neanche a Mattarella al punto che, nel caso in cui il governo rifiuti di eliminare la norma, la firma del Presidente della Repubblica all’emanazione del decreto sarebbe a rischio. Tutto tornerebbe in alto mare, un lusso che Palazzo Chigi non si può consentire, e per questa ragione il sottosegretario alla Presidenza Mantovano è salito al Colle in missione di pace, per cercare insomma un compromesso.
È una grana, ma non la più insormontabile di quelle che Meloni deve affrontare; di sicuro la presidente del Consiglio non vuole entrare in urto con Mattarella. Tra l’altro proprio nel momento in cui la premier sta raddrizzando la linea di politica estera in senso più europeista per non rimanere isolata dopo le accuse che le ha lanciato Trump. Meloni sa perfettamente quanto Mattarella sia stimato e ascoltato in Europa e del suo sostegno ha particolarmente bisogno, molto più di quanto le serva sventolare la bandierina di una remigrazione «agevolata» dagli avvocati.
Dopodomani ci sarà un Consiglio europeo informale a Cipro, si parlerà di Hormuz e della missione di pace cui ben quarantadue Paesi del mondo hanno dichiarato di voler aderire. L’Italia è pronta a mandare due dragamine: la nostra Marina è particolarmente specializzata nelle missioni di sminamento e il suo apporto alla missione è essenziale.
Certo, ancora non ci sono le condizioni per far scattare la missione promossa da Macron e Starmer. Innanzitutto ci deve essere la tregua: «Non possiamo entrare in un teatro di guerra, la Costituzione ce lo vieta», specifica il ministro Crosetto che però non considera indispensabile l’autorizzazione dell’Onu: «Quando una missione di pace è sostenuta da ben quarantadue Paesi di tutto il mondo si legittima da sola», dice il ministro della Difesa.
Le opposizioni però insistono per una linea più rigida: come vorrebbero che non fossero mai concesse agli americani impegnati in Iran le basi Nato sul nostro territorio nazionale, allo stesso modo sostengono che una missione senza il patrocinio dell’Onu sarebbe incostituzionale. Anche qui bisognerà capire cosa ne pensa il Capo dello Stato.
La paura della recessione
La nostra stima di crescita del Pil è stata già abbassata, e potrebbe diminuire ancora fino ad andare sotto zero
Ma le preoccupazioni di Meloni non finiscono certo qui: c’è il rischio di andare in recessione a causa della guerra e della chiusura dello Stretto di Hormuz. Il ministro Giorgetti ripete che tutto è possibile e da Francoforte sembra fargli eco la presidente della Bce Lagarde. La nostra stima di crescita del Pil è stata già abbassata, e potrebbe diminuire ancora fino ad andare sotto zero. Per questo il governo insiste con Bruxelles perché sia concessa maggiore flessibilità sul Patto di Stabilità, se necessario anche una sospensione come ai tempi del Covid.
Bruxelles per ora ha risposto picche ma la paura della recessione riguarda anche Paesi che crescono più di noi e hanno maggiori margini di movimento sui conti pubblici di quanto ci consenta il nostro debito. Una pressione collettiva sulla Commissione potrebbe sconfiggere i «falchi» sempre in allerta. Una notizia a favore della linea del governo comunque la presidente del Consiglio ieri l’ha ricevuta; il tanto contestato centro in Albania è quasi pieno, funziona e ospita in questo momento un’ottantina di immigrati «di altissima pericolosità sociale», almeno secondo quanto hanno dichiarato i deputati di Fratelli d’Italia in visita sull’altra sponda dell’Adriatico.
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